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Edizione provinciale di Ancona


L'INTERVISTA. Fenucci: "Troppe poche 8 gare per incidere veramente"

Il tecnico di Chiaravalle racconta la sua esperienza al Fabriano Cerreto: "Sulla campagna acquisti vi dico come è andata..."

CHIARAVALLE. Ha iniziato la stagione alla guida del Fabriano Cerreto, tornando in D a distanza di alcune stagioni di Eccellenza, sempre su ottimi livelli. Attendeva questa sfida Gianluca Fenucci (foto) che però ha visto chiudere anzitempo la sua nuova esperienza di Serie D. Qualcuno pensava si stesse riaprendo un paio di settimane fa ma così non è stato e la società ha puntato su Francesco Monaco che Fenucci ha anche allenato.

Mister Fenucci, cosa è successo al Fabriano Cerreto?
“E’ successo che purtroppo la squadra ha 14 punti e sono state giocate 21 partite. Io ne ho giocate solo 8, mi pare un po’ pochino per attribuirmi tutte le colpe come velatamente leggo da qualche parte. Certo, alcune responsabilità le ho sicuramente. Chi guida la squadra, cioè l’allenatore, deve sempre rispondere in prima persona e non mi tiro indietro ma se si crede in un progetto non si caccia un tecnico dopo 8 partite. Meritavo almeno di avere qualche rinforzo come è accaduto successivamente. Avevamo iniziato benissimo con una grande partita e una splendida vittoria a Francavilla bissata dal successo contro l’Agnonese. C’era grande entusiasmo, poi dopo l’immeritata sconfitta di Campobasso subita su autogol a 7 minuti dalla fine dopo aver giocato con un uomo in meno per un’ora, la ruota è girata negativamente”.

Tre allenatori cambiati in 20 giornate: di certo non si può dire che tutto sia andato per il meglio. Giusto?
“Speravo di tornare in cuor mio anche se Sauro (Trillini n.d.r.) è bravo ed è un’ottima persona ma evidentemente hanno voluto perseguire un’altra strada. I risultati sono addirittura peggiorati nonostante diversi acquisti di grande valore. Ora c’è Francesco Monaco, mio coetaneo, che è un tecnico di grande spessore: curiosità vuole che io lo abbia allenato fa in Eccellenza nella splendida Settempeda dove il re del gol era Cristian Bucchi. Monaco mi diede una grande mano sia in campo che fuori: da lui c’è solo da imparare. Auguro a lui e al Fabriano Cerreto di salvarsi. Gli sforzi prodotti dal patron Porcarelli sono notevoli e meriterebbero la salvezza. Ora il Fabriano Cerreto è una signora squadra con giocatori forti, che valgono ampiamente squadre che precedono in classifica la mia ex squadra”.

Qualcuno punta l’indice su una campagna acquisti sbagliata. Cosa ne pensa?
“Queste cose fanno parte dei luoghi comuni del calcio. Se perdi qualche partita allora c’è chi pensa che si sia sbagliato tutto ed invece io non la penso così. Certamente qualcosa bisognava cambiare ed era necessario rinforzare la squadra, come è stato fatto, ma le cose si fanno insieme e con serenità anche perché erano passate solo 8 partite. Ho letto falsità di ogni genere e non ho mai replicato: tipo che io non avrei voluto la conferma di alcuni giocatori dello scorso anno, ad esempio Trillini e Omiccioli. Niente di più falso perché ho sempre detto che erano calciatori che avrebbero potuto far bene anche in  D, così come Tittarelli avrebbe potuto convivere con Piergallini, Pero Nullo, Cicino e Zepponi. Poi era normale cambiare qualcosa e rinforzare la squadra e c’è la volontà della società con cui fare i conti. Così come non mi pare giusto attribuire solo responsabilità, tanto per fare due nomi, a Berardi e Cicino, che sono andati altrove, erano ottimi calciatori e lo hanno sempre dimostrato ovunque sono stati a giocare.”

Quanto è cambiato il calcio rispetto a qualche stagione fa?
“Il calcio è il più bel gioco del mondo, sono gli uomini che lo rendono difficile e lo…sporcano. C’è un proliferare di personaggi che vivono alle spalle di allenatori e calciatori: molti procuratori sono grandi persone ed ottimi professionisti poi ce ne sono alcuni che non lo sono. Sta alle società decidere e dovrebbero essere presidenti e dirigenti a dettare la linea e gli acquisti piuttosto che farsi imporre qualche pedina che non è funzionale. Personalmente ho grande rimpianto per alcuni personaggi con cui ho lavorato e che non sono più nel calcio regionale: Sandro Marcaccio che ho avuto a Civitanova e Tolentino e Augusto Bonacci con cui sono stato a Castelferretti e nella irresistibile cavalcata alla Jesina sono direttori sportivi inimitabili, così come Zeno Cesetti del Montegiorgio. Gente che conosce il calcio e gli uomini, persone che fanno gli esclusivi interessi della loro società e della loro squadra. Ci sono altri DS davvero bravi come l’espertissimo Roberto Canestrari dell’Alma Fano e il giovanissimo Stefano Serangeli del Tolentino tanto per fare due nomi. Spesso gli allenatori sono l’anello debole della catena ma non dovrebbe essere così: a Montegiorgio, tanto per dire, un tecnico può lavorare nel tempo e plasmare la squadra e i tanti giovani a disposizione. Non sempre purtroppo è così e i risultati si vedono”.

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  Scritto da La Redazione il 30/01/2018
 

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