Marchionni comanda. Fulgini: "Il mio metodo per vincere"

Cinque vittorie dopo 6 partite e primo posto in campionato (Prima categoria A) a 16 punti. Il lavoro di Pierangelo Fulgini (foto) al Marchionni si vede eccome. Per il mister residente a Fano potrebbe sembrare una passaggio insolito quello del Marchionni, lui che ha allenato anche il Fossombrone delle stelle targato Bikkembergs, ma così non è. "Il calcio è uguale a tutte le latitudini – sottolinea Fulgini, classe 1963 – la passione è la stessa: allenatore, giocatori, dirigenti e tifosi quando si vince si vivono le stesse emozioni. Cambia semmai l’impostazione che è dimensionata alla categoria, il numero di tifosi che vengono alle partite, le risorse economiche ed umane; ad esempio nelle categorie dilettanti ci sono meno figure professionali stabilite, magari ci sono due o tre dirigenti che fanno tutto, dal direttore sportivo al custode del campo, e spesso anche allenatore e giocatori entrano nella stessa mentalità. Io per natura non sono una persona che rifiuta a prescindere le proposte se non sono legate ad una specifica categoria, ascolto di che tipo di progetto si tratta e se ci sono le condizioni giuste si lavora. Nel caso del Marchionni è andata così. Ho avuto un colloquio con il Presidente, ci siamo trovati in sintonia e siamo partiti".
Un lavoro molto differente sia sul campo che nello spogliatoio quello di Fulgini con il Marchionni che comunque sta dando ottimi frutti. “Questo inizio di stagione è buono – ammette il tecnico nato ad Isola del Piano – ma questo è un campionato molto equilibrato e ci sarà da lavorare molto, tante sono le partite ancora da giocare. La differenza a questi livelli è che i giocatori non riescono subito a percepire la mentalità di un tipo di lavoro che invece atleti professionisti sono abituati a fare: posizione in mezzo al campo, il tipo di lavoro a sostegno della squadra, in un certo senso bisogna essere un po’ più psicologi nel cercare di creare le condizioni e gli stimoli per portare i giocatori lì dove vogliamo farli arrivare. Questo gruppo possiede delle qualità altrimenti non saremo dove siamo ma anche tanti limiti, nel senso che ci sono diversi giocatori con potenzialità inespresse solo perché non sono abituati a fare un certo tipo di ragionamento; ecco, il mio lavoro sarà soprattutto quello di smussare questi limiti e sono sicuro che il rendimento migliorerà”.
Scritto da La Redazione il 21/10/2011

















