Sandro Sabbatini story: "Sanguin e Criniti giocatori super"

“Il mondo del calcio anche in seguito alla crisi che sta attanagliando tutti i settori sta cambiando, oggi bisogna imparare a gestire e far crescere i giovani”. Parole e musica di Sandro Sabbatini (foto), classe 1953 da Ostra Vetere, tecnico di lunghissimo corso dalla Seconda categoria alla D tra Fratte Isola, Arcevia, Victoria Brugnetto, Olimpia Ostra Vetere, Vigor Senigallia, Fossombrone, Belvederese, Matelica, Falco Acqualagna, Fortitudo Fabriano, Maceratese e Cingolana. Sposato con una figlia di 26 anni, lavora come impiegato amministrativo dell’Rsa della città e svolge anche una preziosa funzione sociale, presso la casa di riposo. Piatto preferito? Carbonara. Hobby? La lettura ma la passione vera è il calcio.
Mister, ha ricevuto l’interesse di qualche squadra ultimamente?
“Ci sono stati un paio di contatti in Eccellenza ma nulla di concreto, sono ancora alla finestra e comunque mi tengo sempre informato ed aggiornato, anzi ho finito di frequentare da poco un corso di aggiornamento che reputo molto importante”.
Una valutazione personale sul campionato di Eccellenza o di Promozione?
“La crisi che ha colpito tutti i settori, ha cambiato anche il modo di vivere il calcio dilettantistico con diverse conseguenze: stanno scomparendo la squadre di blasone, dal passato prestigioso che hanno dovuto ridimensionare progetti ed obiettivi come il Tolentino ad esempio che ha attraversato qualche difficoltà. Mentre società dove esiste una certa solidità economica, riescono ancora a fare la differenza, posso citare Castelfidardo. La crisi impone di valorizzare il proprio settore giovanile, chi negli anni ha saputo investire sui giovani oggi si trova nella possibilità di gestire con più serenità una squadra. Molte squadre oggi sono piene di giovani, spesso anche il 50% della rosa, e questo obbliga anche gli allenatori a cambiare la gestione della squadra. Oggi bisogna saper lavorare con i ragazzi, capire gli errori e metterli nelle condizioni di migliorarsi. Questo a mio avviso è un elemento indispensabile”.
Nella sua lunga esperienza quale stagione ricorda con maggiore piacere?
“E’ facile legare i ricordi ai bei momenti: la stagione in serie D con il Senigallia. Gli anni più belli sono legati ai successi raggiunti a Cingoli con la vittoria del campionato e la finale playoff per la promozione poi persa contro l’Aprilia. Non ho un ricordo eccezionale della mia esperienza alla Maceratese ma personalmente credo che di essere arrivato nel momento sbagliato, non siamo riusciti a cogliere il frutto del lavoro fatto più per fattori esterni che per quello che avveniva in mezzo al campo”.
La partita che non può dimenticare?
“Vale le stessa logica di prima: la finale playoff Cingolana-Jesina, il ritorno degli spareggi nazionali contro l’Aprilia. La vittoria della Cingolana in trasferta al Rivera delle Palme contro la Sambenedettese e un successo esterno con la Vigor Senigallia in D, giocavamo in Toscana ma non ricordo il nome dell’avversaria”.
Il giocatori più forte che abbia mai allenato?
“Su tutti senza mancare di rispetto a nessuno due nomi: Dario Sanguin, giocatore di elevate qualità tecniche ed anche umane, ho avuto modo di apprezzarlo quando venne a Senigallia, e Toto' Criniti, grande giocatore, autore di due grandi stagioni alla Cingolana”.
Scritto da Alessio Carassai il 06/08/2013




