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Coronavirus, Livini: "Vorrei fare i test sierologici a tutti"

Il direttore dell’Area Vasta 4 fa il punto su quella che sarà la fase 2 del "Murri"

FERMO. Comincia la fase 2 anche per l’ospedale "Murri", l’emergenza forte sembra essere ormai alle spalle e si torna a parlare di una timida normalità. Il direttore dell’Area Vasta 4, Licio Livini (foto), parla di una cauta riapertura, visto che siamo ancora in una situazione di assoluta straordinarietà: "Abbiamo obblighi e direttive che ci vincolano, dobbiamo seguire ancora percorsi dedicati all’interno dell’ospedale, che resta misto, per scongiurare rischi e pericoli di contagio per pazienti e operatori. E’ una fase molto delicata, sicuramente più delicata rispetto all’emergenza pura".

Livini sottolinea che c’era la necessità di ridare opportunità a tutte le situazioni che sono state parcheggiate all’inizio della fase epidemica, di far ripartire l’area chirurgica: "Abbiamo già recuperato gli spazi per lavorare quasi come prima, per dare la possibilità a chi è in attesa di fare interventi in base alle priorità assegnate. Siamo quasi pronti a farlo ripartire, il nostro ospedale, ma la partenza ce la deve dare la Regione Marche, l’avvio per altre situazioni rappresentate devono essere messe in un documento regionale che ci consenta di ripartire e ci tuteli". Livini spiega che l’area chirurgica deve avere spazi di rianimazione dedicati, per eventuali complicanze, si sono organizzati due posti letto di terapia intensiva da tenere in un percorso pulito: "Se in settimana abbiamo autorizzazione a partire cominciamo a recuperare gli interventi. Settore chirurgico significa anche che dobbiamo ripartire dal pronto soccorso dove arrivano i pazienti da classificare, si fa il tampone e si classifica nel percorso pulito o sporco. Nell’attesa dell’esito del tampone c’è un’area grigia, area di sosta del tutto sicura".

Il direttore spiega che è da rimettere a sistema e riportare nei suoi spazi la cardiologia e l’unità di terapia intensiva coronarica. "Tutto il sistema è organizzato, personale, attrezzature, tutto quello che serve. Sanificati già gli ambienti e fatti i traslochi, siamo pronti a partire". Sul territorio c’è ancora più cautela, il distretto significa visite e spostamenti che ancora non si possono fare, sale d’attesa di riorganizzare, tamponi per i pazienti, dispositivi di sicurezza, passaggi che ad oggi è complicato fare: "Ancora non siamo in grado di metterli a punto, aspettiamo il 4 maggio. Si lascia spazio alle decisioni regionali. Sul servizio a domicilio abbiamo garantito prestazioni, è un versante che si deve riattivare appieno com’era prima, la gente che sta a casa aspetta le prestazioni". Un’esperienza che non si potrà dimenticare: "L’emergenza ci lascia segni, sono situazioni che ci hanno insegnato tanto, rapidità di intervento, riorganizzazione, modalità di affrontare le questioni. Dopo giugno vorrei che il Murri tornasse come era prima, riservandoci un percorso per un eventuale ritorno del Covid che non vorremmo mai utilizzare ma che se dovesse servire l’abbiamo. Vorrei fare test sierologici a tutti per essere nelle condizioni di far ripartire tutti, vorrei spazi a disposizione ad Amandola per liberare ancora di più il Murri".
(FONTE: IL RESTO DEL CARLINO)

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  Scritto da La Redazione il 28/04/2020
 

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