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Scuola, nelle Marche pochi docenti e classi pollaio

Oltre 200 cattedre vacanti. La protesta dei sindacati: "In 67 istituti superiori c’è il rischio di affollamento"

Duecento cattedre vacanti, forse anche qualcosa in più se ci si basa sugli ultimi tagli datati inizio 2020. I numeri sono ancora empirici in attesa del timbro dell’Ufficio scolastico regionale, ma certo è che a meno di due mesi dalla riapertura delle aule il cammino delle Marche verso il ritorno alla normalità didattica si annuncia quanto meno in salita.
Remare contro la corrente Covid è assai faticoso per una regione al plurale anche nelle difficoltà, in primis legate proprio alla carenza di organico e di stabilità dei docenti. Già pre-pandemia si era evidenziato come potevano essere stimabili in duecento i posti vuoti davanti alla lavagna, a cui aggiungere peraltro i 41 frutto dell’ultima ondata di decurtazioni primaverili che rischia di azionare un balletto delle cattedre del quale a pagarne il conto alla fine saranno, come purtroppo spesso accade, gli alunni disorientati dal probabile ricorso pesante a insegnanti supplenti e precari.
Più volte, anche dopo il lungo periodo di lockdown, la Regione Marche ha provato ad alzare la voce invocando il sostegno del Governo in primis del ministro Azzolina (foto), perché la pandemia rischia di acuire non poco criticità in alcuni casi già esistenti prima dell’esplosione dell’emergenza sanitaria.
Sul tavolo, per esempio, ci sono gli inghippi per i corsi a indirizzo musicale delle scuole superiori, ancora in attesa di risoluzione, nonostante dal 2009 ad oggi siano state ben 44 le richieste, di cui soltanto dieci evase a fatica l’anno scorso. Quasi un caso limite quello del Liceo Musicale di Fermo, per il cui avvio la richiesta è stata effettuata svariato tempo addietro (anni, non mesi), ma, con gli iscritti in attesa finalmente di partire, non c’è ancora la vidimazione ufficiale del Ministero.
E poi l’effetto sisma del 2016 che ancora oggi si trascina perché quelle ripetute scosse estivo-autunnali hanno scelto un tessuto orografico già di suo penalizzato dal posizionamento nell’entroterra, i cui piccoli borghi ormai dal millennio scorso fanno i conti con il rischio dell’emorragia demografica e di una popolazione sempre più coi capelli bianchi.
Così nell’ultima nota inviata dall’assessore regionale Loretta Bravi al ministro figura anche l’allarme per quattro aree interne delle 19 regionali, ovvero Pieve Torina, San Ginesio, Apecchio e il distretto Fabrianese, "impossibilitate – é il monito dell’amministratrice marchigiania – a gestire l’autonomia didattica nonostante il numero degli studenti sia inferiore di pochissimi unità al minimo consentito".
Soldi, in realtà, ne sarebbero stati stanziati diversi per l’abbattimento delle vecchie strutture terremotate e soprattutto per l’edificazione di nuovi plessi, ma ad oggi si contano sulle dita di una mano gli istituti costruiti ex novo e consegnati agli alunni nella zona del cratere sismico. Se poi si parla di ‘classi pollaio’, arrivano numeri e stilettate dei sindacati confederali.

«In totale – segnalano Cgil, Cisl e Uil – sono 67 gli istituti superiori delle Marche con la prospettiva di oltre 30 alunni per classe. Il record lo detiene la prima classe del liceo Scientifico Baldi di Pesaro a quota 36".
Non esattamente il massimo anche per i docenti, in alcuni casi costretti agli straordinari per cercare di garantire l’adeguata assistenza didattica agli studenti.
(Fonte: Il Resto del Carlino)

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  Scritto da La Redazione il 20/07/2020
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