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Edizione provinciale di Fermo


VIS FALERIA. Ma l'AIA sa nulla sul comportamento degli arbitri?

La società portoelpidiense mette in risalto gli atteggiamenti, spesso non condivisibili, dei direttori di gara

PORTO SANT’ELPIDIO. Con la stagione agonistica che è entrata nella sua fase cruciale si ripropone, specie nelle categorie minori, l’annoso problema arbitrale. Sappiamo per esperienza che nelle ultime 10 gare della stagione i punti, per un motivo o per l’altro, pesano il doppio, pertanto gli errori e le sviste finiscono talvolta per essere determinanti. La lettera che pubblichiamo oggi è diversa dalle altre, l’ha inviata Gianluca D’Annibali (foto), vice presidente Vis Faleria (Seconda cat. G), e non riguarda tanto la sottolineatura di alcuni errori, ma centra la sua attenzione su determinati atteggiamenti che troppo spesso avvengono sui campi di calcio.

Gentile Redazione,
approfitto della vostra disponibilità per portare all’attenzione dei tanti lettori del vostro portale un problema che mi pongo da tanto tempo, e che credo possa riscuotere l’attenzione di tanti colleghi dirigenti. Non voglio parlare della competenza, della bravura, delle capacità, visto che spesso in queste categorie abbiamo arbitri molto giovani ed inesperti, ma degli atteggiamenti di questi ragazzi e del loro modo di stare in campo, spesso inaccettabile. Ora mi chiedo: questo modo di comportarsi deriva dal loro carattere, oppure viene insegnato nei corsi dell’AIA? Per maggiore chiarezza espongo i fatti accaduti nell’ultima settimana, che a mio avviso danno molto da pensare. Premetto che nelle ultime due partite la mia squadra ha fatto 4 punti, una vittoria esterna e un pareggio in casa, contro due squadre che hanno una classifica migliore della nostra, quindi da un punto di vista sportivo dovrei essere soddisfatto.

Mercoledi scorso, nel recupero infrasettimanale a Ripatransone, dove abbiamo vinto meritatamente, ma grazie ad un calcio di rigore che obiettivamente era molto dubbio, ero in panchina e ho sentito delle parole che mi hanno lasciato perplesso. Due miei giocatori educatamente durante la gara, hanno chiesto spiegazioni su una decisione all’arbitro, un ragazzino che non li guardava nemmeno in faccia, allora hanno insisto: “Arbitro perché non ci risponde? Guardi che siamo tutti sullo stesso piano”. La risposta? “Non credo proprio che siamo sullo stesso piano” ha detto con fare altezzoso il giovane direttore di gara. Io ero li a due passi è sono intervenuto: “Che significa arbitro quello che sta dicendo, qui tutti facciamo dei sacrifici, li fa lei come li facciamo noi” Mi sono sentito rispondere: “Si, si, io lo so bene come funziona la Seconda categoria”. Non ho capito cosa volesse dire, ho lasciato perdere e abbiamo continuato la partita. Mi è parso comunque un atteggiamento intollerabile e, quello che abbiamo visto sabato in casa nostra, lo è altrettanto.

Abbiamo pareggiato con il Tirassegno, una gara che stavamo vincendo e nella quale siamo stati raggiunti al 90’ quando l’arbitro ha concesso agli ospiti un calcio di rigore obiettivamente assurdo. In un’azione convulsa in area, si sono scontrati due calciatori ospiti, che hanno travolto il nostro giocatore. Un errore grossolano che però ci può stare, al di la delle proteste e delle recriminazioni. Anche gli arbitri sono dei ragazzi che come noi fanno la Seconda categoria e se noi sbagliamo un gol a porta vuota, loro possono vedere un rigore anche quando non c’è. Fino a qui tutto nella norma, ti fa arrabbiare ma fa parte del gioco. Però dopo mezzora dalla fine della partita, quando hai fatto la doccia, gli animi si sono calmati, hai sentito anche i dirigenti avversari che hanno ammesso che il rigore era un abbaglio clamoroso, il tuo atteggiamento deve essere un altro.

Invece...mi sono avvicinato per salutarlo dicendogli: “Ora che tutto è finito potrebbe anche ammettere l’errore, ci diamo la mano e la chiudiamo qui”. La sua risposta, proferita con atteggiamento di chi ti guarda dall’alto in baso è stata: “No, no, non posso assolutamente dire o ammettere di aver sbagliato”. Sono rimasto di sasso e ho ripensato alle parole pronunciate dell’altro arbitro pochi giorni prima. Ora mi chiedo: queste risposte sono dettate da atteggiamenti che derivano dal carattere delle singole persone, insomma iniziative personali, oppure è proprio la loro categoria che impone di comportarsi in questo modo? Se fosse così, e mi auguro di no, la cosa sarebbe gravissima ed assolutamente inaccettabile.

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  Scritto da La Redazione il 27/02/2023
 

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