CASETTE VERDINI. "C'è poca attenzione per i nostri sacrifici"

CASETTE VERDINI – È un disappunto profondo quello espresso dal Casette Verdini, affidato a un comunicato breve ma diretto, che fotografa lo stato d’animo della società dopo la gara contro l’Aurora Treia. Un match in cui il club sente di essere stato penalizzato da una decisione arbitrale giudicata decisiva.
Il testo diffuso dalla società: “Rigore inammissibile… Ci dispiace, non abbiamo niente contro l’Aurora Treia, che non ha bisogno di questi aiuti, ma questa volta la designazione di Alfonsi è stata inadeguata. Tifosi del Tolentino presenti al Nello Crocetti di Casette Verdini ad insultare l’arbitro. Si fa tanto, ma chi ci dirige non mi sembra che sia adeguato ed attento ai sacrifici che tutti facciamo… Scusate lo sfogo ma oggi è stato superato ogni limite”.
Al di là di episodi che, va detto, si verificano a ogni livello e in ogni categoria, dalla Serie A in giù, il sentimento di frustrazione espresso dalla società del presidente Pasquali appare comprensibile. Dalle immagini, l’errore arbitrale sembra evidente, ma questo – a nostro giudizio – non rappresenta il nodo centrale della questione. Gli errori fanno parte del calcio e, per quanto spiacevoli, possono capitare senza alimentare scandali o dietrologie.
Il vero punto critico riguarda invece la scelta della designazione. Non per mettere in discussione il valore dell’arbitro Alfonsi, considerato di livello, ma per il contesto. Il direttore di gara era infatti reduce dalla finale di Coppa Italia di Eccellenza, disputata pochi giorni prima al “Bianchelli” di Senigallia tra K-Sport Montecchi Gallo e Tolentino, una partita vinta dai pesaresi ma segnata da forti polemiche e da comunicati ufficiali molto duri da parte del Tolentino.
Da qui la domanda che sorge spontanea: era davvero opportuno designare lo stesso arbitro a soli quattro giorni di distanza per una gara di Promozione, per di più in un’area geografica vicina a Tolentino? A nostro giudizio Casette Verdini e San Severino Marche, che distano poco più di dieci chilometri dalla città cremisi, non dovevano nemmeno essere prese in considerazione, mentre alternative in altre zone della regione non mancavano. Una designazione in un altro girone o in un contesto più “neutro” avrebbe probabilmente evitato tensioni e strascichi.
È vero, non era facile prevedere la presenza di tifosi pronti a contestare l’arbitro, ma il principio del “meglio prevenire che curare” avrebbe potuto suggerire maggiore cautela, considerando la ravvicinata successione degli eventi.
Nel calcio l’errore è parte integrante del gioco: lo commettono calciatori, dirigenti e arbitri. Nessuno si stupisce più di tanto. Resta però l’amaro in bocca per una situazione che, con un pizzico di attenzione in più, avrebbe potuto essere gestita diversamente ed evitare polemiche ulteriori.
Scritto da La Redazione il 12/01/2026














