MONTEFIORE. Il saluto con un pizzico di amarezza di mister Romanelli

MONTEFIORE DELL’ASO. Si è chiuso nei giorni scorsi il rapporto tra la Polisportiva Montefiore e mister Francesco Romanelli (foto). A sole cinque giornate dal termine, ma a seguito di alcuni risultati negativi, le parti si sono incontrate in maniera civile e collaborativa, decidendo di considerare finita l’esperienza vissuta insieme. Sull’argomento abbiamo voluto sentire il parere di mister Romanelli, il quale ha risposto molto cordialmente alle nostre domande.
Mister, può raccontarci cosa è accaduto dopo la partita contro USA Fermo?
“Nella giornata di sabato 21 marzo, dopo l’incontro contro USA Fermo, ho parlato con il mio presidente Giacomo Centanni mettendomi a disposizione della società per capire quale fosse la strada che voleva seguire la Polisportiva Montefiore".
A cosa attribuisce il calo di risultati dell’ultimo periodo?
“L’evidente calo di risultati dell’ultimo periodo a mio avviso nasconde e si intreccia con una perdita di fiducia nel percorso che avevamo intrapreso insieme la scorsa estate, sul quale tutti eravamo d’accordo sulla necessità di alzare l’asticella degli obiettivi, non solo di campo, ma anche a livello organizzativo, professionale e di comportamento. Probabilmente non siamo riusciti a fare un ulteriore e decisivo passo verso la totale consapevolezza nei nostri mezzi”.
Qual'era l’obiettivo stagionale e come si collocava la squadra?
“Il nostro obiettivo ad inizio anno era di provare ad agganciare il treno playoff; quindi, non si può dire che fossimo lontani da questo traguardo. La squadra, dopo essere stata in testa al campionato per 12 giornate, vantava comunque una invidiabile posizione di classifica al terzo posto, la miglior differenza reti del girone, il secondo miglior attacco e la seconda miglior difesa”.
Quanto è importante l’unità tra le componenti della società?
“Certi numeri e certi risultati si raggiungono solo se tutte le componenti, squadra, società e staff, remano tutti nella stessa direzione. Il mio mettermi a disposizione della società derivava proprio dal fatto che nell’ultimo periodo si percepiva che non tutti i remi tiravano allo stesso modo e quindi ho ritenuto doveroso da parte mia chiedere una verifica sul fatto che ci fosse ancora fiducia da parte di tutti su cosa stavamo tentando di fare e sulla direzione da seguire”.
Era disposto a proseguire il progetto?
“Io ero sinceramente disposto a proseguire insieme sulla strada intrapresa, che prevedeva un progetto pluriennale di valorizzazione e crescita dei giovani da affiancare a giocatori esperti, sia locali che esterni, per alzare piano piano la mira degli obiettivi, progetto in cui credevo e credo tuttora ma che non posso perseguire da solo e contro il volere di chi dovrebbe appoggiare e creare le condizioni affinché questo progetto si trasformi in fatti concreti. Evidentemente una buona parte della società non aspettava altro che questo mio passo dettato dalla serietà e dalla coerenza ed ha preso la palla al balzo. Sono cose che capitano nel calcio e va bene così”.
Con quale stato d’animo lascia il Montefiore?
“Da parte mia, pur essendo molto dispiaciuto, me ne vado sereno e consapevole di aver fatto il mio dovere fino in fondo, di non aver mai lesinato un grammo di forza e impegno per il Montefiore, di aver assunto tutte le decisioni che mi competevano, anche quelle impopolari. Ho lavorato sempre e solo nell’interesse della squadra e della società con l’unico obiettivo di portare tutto l’ambiente ad un livello superiore, un livello a cui però, ahimè, forse non tutti vogliono arrivare”.
Ci sono persone che desidera ringraziare?
“Non posso non ringraziare Giacomo Centanni, un presidente con la P maiuscola che ha provato e sta provando a portare il calcio di Montefiore più in alto di dove sia mai stato, e Claudio Salvi che mi ha accompagnato in questo percorso portando competenze, organizzazione ed esperienza di un livello davvero non comune in queste categorie. Ringrazio anche i giocatori, in particolare i ragazzi più giovani, che mi hanno riempito il cuore in questi giorni con i loro messaggi di affetto e stima sinceri, ed anche quei ragazzi più maturi che questa estate hanno detto di no a tante altre proposte per venire con me e quelli che, pur essendo già a Montefiore, hanno messo l’anima in questo percorso. E ringrazio anche quelli che invece hanno sempre un po' sofferto la mia coerenza e il mio senso del lavoro e del rispetto da portare alla maglia che si indossa”.
Cosa si porta dietro da questa esperienza?
“Di questo anno e mezzo, al di là dei risultati, degli insegnamenti, della guida tecnica, e comunque di un campionato importante come a Montefiore non succedeva da decenni, sarei felice ed appagato se sarò riuscito quantomeno a lasciare in tutti la convinzione che giocare per la Polisportiva Montefiore non è un diritto per nessuno, ma tutti devono conquistarsi l’onore di poter indossare una maglia storica come questa”.
Scritto da La Redazione il 26/03/2026
















