BOLZAN: "Italia fuori dal Mondiale? E' un sistema trita-giovani"
L'analisi dell'ex allenatore di Castelfidardo, Sangiustese e Fermana sulla crisi della Nazionale

Per la terza edizione consecutiva, la Nazionale italiana resterà fuori dal Mondiale, in programma quest’estate tra Stati Uniti, Messico e Canada. Un’assenza che pesa come un macigno e che segue quelle già dolorose di Russia 2018 e Qatar 2022. Tornando indietro, emergono anche le delusioni nelle fasi a gironi dei Mondiali 2010 e 2014, un declino netto rispetto al trionfo del 2006 in Germania, simbolo di un calcio che oggi appare lontanissimo.
A fare un’analisi lucida al sito cronachefermane.it è Ruben Dario Bolzan (foto), argentino classe 1975 ma da decenni protagonista nel calcio italiano, prima da difensore e poi da allenatore. Con una lunga esperienza nei campionati dilettantistici e nelle Marche (Castelfidardo, Sangiustese, Fermana), Bolzan individua una causa precisa e strutturale del fallimento azzurro.
«Possiamo parlare per ore di governance federali, riforme, qualità e quantità delle strutture sportive, programmi di allenamento nei vivai e di tutto quello che volete, ma il principale problema del calcio italiano, oggi come ieri, è la scellerata gestione, o meglio la non gestione, dei giovani – le decise parole di Bolzan -. Davanti a danni senza precedenti, come la rinnovata eliminazione dell’Italia dalla fase finale del campionato del Mondo per la terza volta consecutiva, si cercano regole per tutelare e valorizzare il talento emergente. Prassi che in tutte le altre parti del mondo sono, praticamente da sempre, la normalità quotidiana».
Secondo Bolzan, il problema non è recente, ma radicato nella cultura calcistica italiana.
«Quando sento dire che bisogna cambiare e cercare nuove lungimiranti norme, quindi, mi viene da ridere. L’Italia è un apparato trita-giovani, se ne parla ora con marcato accento davanti alla rinnovata eliminazione dal mondiale, ma lo sanno tutti da sempre. Basta osservare un undici titolare dalla Serie A a scendere, dove spiccano stranieri o giocatori per lo più già formati e con un’età matura. Un’alta percentuale di giovani si perde per strada perché, si sente dire quasi con orgoglio, se non fanno la gavetta non sono buoni. Solo in Italia si rende necessaria la gavetta, ma in realtà, cosa significa?».
L’ex difensore punta il dito contro un sistema che rallenta la crescita dei talenti invece di accelerarla.
«Si perde tempo e non si valorizzano talenti, le occasioni per formare il giocatore emergente dove andrebbero cercate secondo questo modo di pensare? Bisogna avere il coraggio di buttare nella bagarre un ragazzo che vale. Subito. Nessuno ha il coraggio di azzardare un giovane italiano nei contesti che contano, si preferisce prendere lo straniero già pronto, ed è ovvio che lo sia se arriva in Italia a 20 anni con in curriculum tre o quattro stagioni da titolare nella propria Serie A. Scendendo nei campionati vicini alle nostre logiche quotidiane, quali vantaggi ha portato negli anni la fantomatica regola degli Under? Non dovrebbe esistere questo concetto, si gioca a calcio da giovani se sei bravo. Se non lo sei vai a fare altro. Non conta la carta d’identità, ed è questa la vera problematica italiana».
Bolzan insiste anche sul tema dei tempi di maturazione troppo lunghi.
«Gavetta? Quattro-cinque tornei tra Serie C o cadetteria e forse qualcuno arriva ai massimi livelli della A non prima di 24-25 anni. Quanto tempo si è perso? Ai giocatori emergenti bisogna dare l’occasione di giocare subito con i grandi. Questa è la miglior strada per la crescita e la consacrazione, se non l’unica, e quindi portare alla formazione di un giocatore vero».
Un sistema che secondo Bolzan continua a penalizzare proprio ciò che dovrebbe rappresentare il futuro.
«Tornando ai tornei dilettantistici di casa nostra, parlo per diretta esperienza, sono fortemente convinto che chi gioca da under viene modificato nella personalità, o meglio, non viene considerato alla pari di un adulto, e per ciò che concerne la logica del campo, privato di responsabilità. E questo è un vero danno per i ragazzi. Sono pochi i cosiddetti under restati, in Serie D o Eccellenza che sia, sugli stessi palcoscenici dopo aver terminato il percorso tutelato per loro. Risalendo la china verso la Serie A, per come già affermato, la situazione non migliora di certo, anzi, riprendendo il ragionamento per come è iniziato, è da lustri sotto gli occhi di tutti ma paradossalmente ci si stupisce ancora, rimanendo nuovamente amareggiati, quando all’atto pratico l’epilogo delle tappe decisive nazionali risulta inevitabilmente sempre lo stesso».
Scritto da La Redazione il 10/04/2026














