USA FERMO. Carboni: "Il vero gruppo si costruisce in campo"

FERMO. Una nuova avventura in panchina, un gruppo da valorizzare e un progetto che guarda anche al futuro. Francesco Carboni, nuovo allenatore dell'USA Fermo, formazione impegnata nel campionato di Seconda Categoria girone G, racconta le prime impressioni sulla società, il lavoro con i giovani e gli obiettivi per la stagione 2026/2027.
Mister, nuova squadra, nuova avventura: qual è stata la prima cosa che hai pensato quando ti è arrivata la proposta?
Sì, nuova squadra, nuova avventura... Beh, sono stato onorato e felice della chiamata della società, che ha scelto il mio profilo per la guida tecnica della stagione appena iniziata. Società che sposa in pieno la mia filosofia di fare calcio in questa categoria, cioè divertirsi, facendo le cose per bene, con serietà e impegno. Diciamo che c’era già stata l’occasione qualche tempo fa per fare parte di questa famiglia... ma poi, per questioni burocratiche, non si è concretizzato niente.
Mister, partiamo dai giocatori: quali sono, secondo lei, le “colonne” di questa squadra sulle quali pensa di poter costruire il nuovo gruppo?
Beh, sicuramente dal gruppo storico che ben si è comportato nella passata stagione, raggiungendo un obbiettivo importante come i play off... Sono ragazzi che sono qui da tanti anni e questo vuol dire già tanto... Sono eccezionali... Già dai primi colloqui che ho avuto con loro ho apprezzato tanta disponibilità e voglia di fare bene, non solo dal punto di vista calcistico... ma soprattutto dal lato umano... Un fattore determinate per un allenatore che entra per la prima volta in una nuova realtà come l’USA.
In questa stagione sono arrivati anche alcuni ragazzi più giovani, quanto possono essere importanti i nuovi innesti e cosa si aspetta da loro nel corso della stagione?
Sì, insieme alla società abbiamo pensato di ringiovanire la rosa per portare avanti un progetto che non guarda solo ad oggi, ma abbiamo gettato e stiamo provando a costruire qualcosa di importante anche per il futuro, con nuovi profili giovani. Sicuramente ci daranno più brillantezza e spensieratezza... L’importante è non caricarli di responsabilità più grosse di loro... Sono giovani e hanno il diritto di sbagliare per crescere e fare esperienza... Come tutti i ragazzi della loro età, fanno presto ad esaltarsi e galvanizzarsi... per poi abbattersi alle prime difficoltà... Vanno aiutati e capiti... Non possiamo buttarli nella mischia con il rischio di bruciarli subito... Per questo daremo tempo ai nostri ragazzi di crescere con tranquillità e, insieme ai compagni di squadra più grandi, li aiuteremo in tutto e per tutto.
In una squadra come l’USA in Seconda Categoria, crede che il gruppo faccia davvero la differenza? In relazione a questo, quanto è importante creare uno spogliatoio unito e far sentire tutti parte del progetto, dai giocatori più esperti fino ai più giovani?
Assolutamente sì, e non solo all’USA... Non sempre vince la squadra più forte... ma quella che ha un gruppo coeso e solido, che non si esalta nei momenti favorevoli e non si abbatte e si deprime nelle difficoltà. Come spesso dico ai miei ragazzi, è facile fare gruppo intorno alla tavolata il giovedì sera a cena... Il gruppo si forma in mezzo al campo... quando ci si aiuta... quando si fa una corsa in più per un campagno... quando non si giudica un errore... quando ognuno si prende le proprie responsabilità e non cerca sempre l’alibi. Ecco, in relazione a quanto detto sopra, avere uno spogliatoio unito è determinante, fondamentale. Chiaro che tutti vorrebbero giocare e dare il proprio contributo, e questo è difficile per un allenatore, ma tutti i miei ragazzi sono importanti per raggiungere gli obbiettivi prefissati... Ognuno a modo loro e con le proprie caratteristiche e qualità umane, tecniche, tattiche e fisiche ci daranno quello che serve.
Ultima domanda: che tipo di squadra vorrebbe vedere in campo la domenica? C’è un’identità, un atteggiamento o un modo di giocare che vorresti diventasse il vostro “marchio di fabbrica” per questa stagione 2026/2027?
Bella domanda... Vorrei vedere la mia squadra che ha voglia, che lotta su ogni palla... Insomma, che non si accontenti mai... Vorrei che i miei giocatori fossero pratogonisti e non abbiano paura di sbagliare, vorrei vedere sempre sudata la maglia che indossano. Per quanto riguarda l’aspetto tecnico/tattico, sì, la nostra squadra vorrei che avesse una propria identità di gioco... che sappia cosa fare quando si è in possesso e non della palla... Vorrei anche che fosse camaleontica... che sappia cambiare in corsa il modo di giocare in base anche a come l’avversario possa metterci in difficoltà... ma soprattutto che sappia leggere le situazioni in mezzo al campo... Ecco, stiamo lavorando per questo e spero che con la cultura del lavoro possiamo veramente fare bene per noi stessi, per la società e per tutto il quartiere di Santa Caterina.
(Ufficio stampa USA Fermo 2021)
Scritto da La Redazione il 16/10/2026
















