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Edizione provinciale di Ancona


"Ogni ferita che non uccide, rafforza". Lettera di Gianluca Fenucci

"Un dolore acuto, profondo, nero eppure la serenità di chi sa di aver fatto tutto ciò che poteva e voleva. Sono questi i sentimenti che mi pervadono oggi, nel giorno dell’esonero da allenatore della Jesina. Dalla partita del “Carotti” con l’Atessa attendevo buone nuove, una vittoria entusiasmante che finalmente potesse dare un po’ di luce e speranza al nostro campionato. Ed invece, domenica è arrivata l’ennesima sconfitta, l’ennesima ferita dolorosa. Che dire ora? Poche cose, ma dette col cuore. GRAZIE alle tante, tantissime persone che mi hanno dato molto in questi due anni e mezzo da ricordare, da tenere custoditi preziosamente e gelosamente nel mio comodino delle memorie d’oro. Grazie a tutti i calciatori con cui ho condiviso splendide stagioni ed anche l’inizio di questo anno tribolato. Grazie anche a quelli che da tempo hanno cambiato squadra, come Marcoaldi, ma che hanno dato comunque un contributo significativo per la “Jesina di mister Fenucci”. Grazie a Matteo Rossi, Rosario Niosi, Stefano Sebastianelli, Marco Strappini, Tommaso Gabrielloni, Nicola Focante, Michele Alessandrini, Vincenzo Bediako, quelli dello “zoccolo duro”, della “vecchia guardia”, quegli atleti che sono sempre stati con me in quest’avventura durata quasi mille giorni. Grazie anche a tutti gli altri, da Peppe Negro a Luca Campana a Pascucci, Costantini, Giovagnoli, Rossini, Alessandro Gabrielloni, Nicola e Mattia Cardinali, Frulla, Piermattei, Severini, Sampaolesi, Trimarco, Callimaci, Scartozzi, Cavaliere ed a tutti gli atleti che ha avuto il piacere di allenare. Con i “vecchi” ed i “nuovi”, i “grandi” ed i “giovani” ho avuto un rapporto bello, onesto, leale che mi ha fatto crescere. Grazie molto, moltissimo ad Augusto Bonacci, un uomo vero in mezzo a tanti lillipuziani, un conoscitore del calcio e della vita, diplomatico quanto basta ma poco incline (come me) ai compromessi ed alle falsità, alle cose sussurrate all’orecchio ed al guardare dai buchi delle serrature. Grazie al presidente Polita e al suo vice Aldo Cervigni, un uomo buono ma deciso, mite ed autentico: lui ed il figlio Francesco non mi hanno mai fatto mancare affetto e lealtà. Grazie a Gaetano Spinosa, a Maurizio Bachieca, Alessandro Gigli, all’amico fidato Gilberto Focante e poi a Flavio Filipponi, Gianluca Giacomini, al mitico, ironico ed elegantissimo dott. Gabrio Filonzi. E poi grazie a Primo e Claudio ed Aldo Scarpini, a Celeste, a Massimo e Sauro, autisti del pullman biancorosso, a Federico, a Silvano, ad Ennio e grazie ai tifosi che non mi hanno mai fatto mancare solidarietà ed affetto e sono stati costruttivi anche nelle critiche mai esasperate e sempre civili nei miei confronti. Non posso dimenticare, tra loro, Laura e Luca, Alessandro “Bombardì”, Valerio Bini (grazie tante per la sciarpa di Civitanova: non te la renderò perché è ormai un pezzo di pelle!) ed a tutti quelli che con onestà, sincerità, lealtà mi hanno guardato negli occhi anche nella sconfitta, anche nella critica. Grazie a Gianni Angelucci, Fabrizio Romagnoli, Evasio Santoni, giornalisti attenti e mai accomodanti, eppure autentici e leali, a Daniele Bedetti e Cristina Carnevali ed ai collaboratori di Vallesina.tv, sempre disponibili e davvero vicini alla Jesina. Grazie a Federica, leale compagna, tifosa unica ed insostituibile, che ha amato e ama la Jesina insieme a me, sobbarcandosi migliaia di chilometri per farmi sentire qualche volta meno solo ed urlare “forza Jesina”. Non conosco di nome tutti i tifosi ma ce ne sono decine e decine che abbraccerei e ringrazierei di persona. Chiedo scusa a chi avessi dimenticato: ho scelto di ricordare tutti i nomi possibili perché per me, uno ad uno, hanno rappresentato qualcosa di importante in questi due anni e mezzo. Grazie anche a chi, e sono stati pochissimi (si contano sulle dita di una sola mano!), non è stato leale e trasparente: forse non sanno che mi hanno ferito, quasi ucciso ma a loro ricordo che “ogni ferita che non uccide, fortifica e rafforza”. Mi hanno ricordato, anche se lo sapevo a memoria, che la vita è fatta di gioie e dolori, di sorrisi e lacrime. A loro, un piccolo consiglio, anche se la loro protervia è tale che credono di sapere tutto: la sfortuna ci vede benissimo e va dove non c’è serenità e sincerità e quindi intorno ad una squadra di calcio, nell’ambiente circostante, fate regnare la serenità non l’ipocrisia, la lealtà non la meschinità, la sobrietà non le chiacchiere da bar, la semplicità e non le parole a ruota libera che fanno male e feriscono e non producono nulla di buono.
La Jesina, per me, è stata, è e sarà sempre, un amore vero, una maglia rossa coi bordi bianchi, che ti si appiccica sulla pelle: molto più di una squadra da allenare! La Jesina per me è stata, è e sarà sempre una donna magari non bellissima ma affascinante per cui vale la pena soffrire per poi gioire. L’ho incontrata la Jesina 18 anni fa, nel 1993 da discreto portiere che ha fatto qualche parata per aiutarla a vincere un piccolo campionato di Eccellenza e poi, nel 1999-2000 da ancor giovane allenatore per poi aiutarla di nuovo, da allenatore maturo, a vincere nel 2009. Questa è la mia Jesina a cui auguro, con tutto cuore, di risollevarsi e di centrare l’obiettivo della salvezza, comunque alla portata. Ora la lascio con molta amarezza ma con serenità questa Jesina e magari, chissà, un giorno la riprenderò per mano come si fa con un’amica e la riabbraccerò come si fa con un amore. Forza Jesina".

Gianluca Fenucci

(Fonte: Vallesina.Tv)

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  Scritto da La Redazione il 29/11/2011
 

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