CAPODARCO. Rogante: "Annullata la squalifica ma resta l'amarezza"

CAPODARCO. Si è conclusa con un esito positivo, seppur solo parziale, la vicenda che nei mesi scorsi ha coinvolto il presidente del Capodarco Calcio, Fausto Rogante (foto).
Tutto ha avuto inizio nel pomeriggio di sabato 21 gennaio, al termine della gara del campionato di Prima Categoria, girone D, tra FCR Montalto e Capodarco. Nel referto arbitrale, il direttore di gara Alice Gagliardi, della sezione di San Benedetto del Tronto, scriveva che «per quasi tutta la durata della gara» Rogante avrebbe rivolto all’arbitro «gravi espressioni irriguardose, minacciose e discriminatorie per motivi di sesso». Nel documento veniva inoltre specificato che, pur non essendo inserito in distinta, il presidente del Capodarco sarebbe stato riconosciuto personalmente tra i tifosi presenti sugli spalti.
Accuse pesantissime, che hanno portato il Giudice Sportivo a infliggere a Rogante un’inibizione di quattro mesi, fino al 27 maggio 2026, per presunti insulti sessisti e discriminatori.
Una decisione che ha lasciato incredula la società e soprattutto lo stesso Rogante, che quel giorno sostiene di non essere mai stato presente a Montalto, essendo a casa accanto al padre gravemente malato, scomparso pochi giorni più tardi.
Da lì la scelta di presentare ricorso alla Corte Sportiva d’Appello Territoriale, con l’obiettivo non solo di annullare la squalifica, ma soprattutto di cancellare accuse che Rogante ha sempre respinto con fermezza.
«Seguo spesso le partite da solo, in disparte, e non mi sono mai permesso di insultare un arbitro. Il loro è il ruolo più difficile in campo e ho sempre cercato di trasmettere alla società il rispetto verso chi dirige le gare. Gli arbitri vanno tutelati, ma credo sia doveroso anche riconoscere eventuali errori», ha dichiarato Rogante.
Il presidente del Capodarco ha inoltre sottolineato di aver dimostrato la propria assenza quel giorno anche attraverso il certificato di morte del padre, aggiungendo di essersi aspettato «un passo indietro» da parte della direttrice di gara. Secondo Rogante, la Gagliardi avrebbe invece continuato a sostenere la propria versione dei fatti e non si sarebbe presentata per tre volte davanti alla Corte Sportiva d’Appello Territoriale, come riportato nel comunicato ufficiale n.220 della stagione 2025/2026. La direttrice di gara si sarebbe poi presentata soltanto all’audizione richiesta dal Tribunale Federale Nazionale, modificando però in parte la propria ricostruzione.
Determinante è stata quindi la relazione conclusiva trasmessa il 13 aprile 2026 dalla Procura Federale, firmata dall’avvocato Massimiliano Bossio. Nel documento si legge infatti che «il soggetto autore delle asserite e indicate condotte non sia il signor Rogante Fausto». La stessa arbitro avrebbe ammesso: «Ora che vedo meglio tutte le foto, il soggetto che mi ha insultato per tutto il corso della gara non era il signor Rogante Fausto, ma un altro dirigente o tifoso del Capodarco di cui non conosco né riesco a fornire l’identità».
Una presa di posizione che ha portato all’annullamento dell’inibizione nei confronti di Rogante. Resta però l’amarezza per la multa di 500 euro comunque inflitta alla società.
«La situazione resta paradossale – conclude Rogante – perché è stato riconosciuto che non ero io la persona indicata nel referto, ma allo stesso tempo si continua a puntare il dito contro un presunto dirigente o tifoso del Capodarco senza alcuna identificazione certa. Abbiamo video e audio completi dell’intera partita e possiamo affermare che nessuno, né tra i tifosi del Montalto né tra quelli del Capodarco, abbia pronunciato le gravi frasi sessiste riportate nel referto arbitrale. Purtroppo quei filmati non possono essere utilizzati come prova. Per questo riteniamo ingiusta e sproporzionata la sanzione economica di 500 euro, ma proseguire con il ricorso avrebbe comportato soltanto ulteriori spese. Continuerò comunque a difendere il mio nome e quello del Capodarco».
Scritto da La Redazione il 08/05/2026

















