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FUSIONI. Alle società serve tempo. La data (20 giugno) deve slittare

L'auspicio è che il Consiglio Federale di oggi parli anche di questo tema

Oggi il Consiglio Federale, venerdì quello della Lega Nazionale Dilettanti. Da questi due appuntamenti passa il futuro del calcio dilettantistico. Ad oggi, tutto è avvolto da una grande incertezza che rischia di andare ad incidere anche sulle imminenti scadenze che regolano la prossima stagione, a cominciare dalle fusioni e cambi di denominazione.
Perché le settimane calde per il tema fusioni sono proprio queste, con le scadenze che - fino alla passata stagione - erano poste dai Comitati regionali entro il 20 giugno. Ma se ancora non si conoscono le sorti della stagione 2019/20 come è possibile pensare di chiedere alle società di fornire tutta la documentazione nei tempi stabiliti? In questi mesi, più che posticipare le sospensioni in base ai termini dei DPCM, si sarebbe potuto mettere mano alle normative e alle scadenze, studiando dei “piani” da mettere in pratica al momento della ripresa. Si dirà che le fusioni si progettano e non si improvvisano all'ultimo momento: in parte è vero visto che, in tanti, sono in attesa di conoscere i verdetti e poi sondare vicini e lontani in difficoltà per dare vita ad una realtà più robusta. Ma se la stagione non è ancora stata dichiarata chiusa (teoricamente da oggi si potrebbe tornare in campo ad allenarsi visto che il DPCM ha mantenuto la restrizione solo sulle competizioni ufficiali fino al 14 giugno) possono pensare le società di avviare le pratiche per le fusioni? L'auspicio è che oggi il Consiglio Federale parli anche di questo tema, magari posticipando i termini di alcune settimane e rivedendo anche alcuni paletti legati alla territorialità e all'anzianità di affiliazione. Per poter ottenere il disco verde alla fusione, secondo la normativa, sono necessari i verbali congiunti e disgiunti delle assemblee dei soci delle società che richiedono la fusione, il nuovo atto costitutivo e il nuovo statuto e l'elenco dei componenti degli organi direttivi. Un iter non di poco conto considerato il poco tempo a disposizione. Leggermente più snella la prassi per il cambio di denominazione ma servono comunque copia del verbale dell'assemblea e del nuovo statuto sociale. Serve più tempo: le società finora hanno atteso, invano, decisioni dalla Federcalcio, ora non dall'altra parte non si può pensare che le scadenze restino invariate. Due-tre settimane in più sono un tempo ragionevole da concedere alle società. Un punto da superare per quanto riguarda le fusioni è quello relativo alla territorialità e all'anzianità di affiliazione. Il 2020/21 sarà una stagione particolare visto che, secondo quanto previsto dallo studio della LND, un terzo delle società potrebbe non iscriversi. Quindi, mai come questa estate, serve un profondo ripensamento di quei paletti e, anche, del concetto di “spostamento del titolo”: d'accordo che lo “spostamento” non è ammesso ma è quello che, di fatto, avviene con tutte le fusioni dove una società cambia nome e ne eredita la categoria dall'altra. Se una società ha potenzialità e organizzazione per disputare un campionato superiore a quello in cui dovrebbe militare perché precluderne la possibilità perché magari è di una provincia differente o ha solo una stagione di affiliazione? Visto che il 2020, di fatto, sarà l'anno zero per tutto, sarebbe opportuno che lo diventasse anche per l'aspetto normativo e venissero messi tasselli chiari.

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  Scritto da La Redazione il 20/05/2020
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