Così le sedute di allenamento rispettando il Protocollo sanitario
A ripassare la lezione ci pensa il mister dell'Urbino Antonio Crespi, esperto del settore e operatore dell'Asur

Quant' è dura la vita del calciatore dilettanti in tempo di Covid 19. E quant' è ancora più dura per le società che devono far rispettare alla lettera il Protocollo sanitario. Ci sono società, come l'Urbino, diciamo agevolate. Perchè? Perchè l'allenatore Antonio Crespi (foto) lavora in ambito sanitario con l’Asur e conosce bene i Protocolli da rispettare. E allora li rinfresca a tutti noi e ai suoi colleghi:
"Innanzitutto - racconta Crespi a Il Resto del Carlino - c’è la misurazione della temperatura all’arrivo al campo e chi ha più di 37.5 gradi deve tornare subito a casa. Nello spogliatoio, il luogo più pericoloso perché è un ambiente chiuso, si tengono le distanze e le finestre aperte e si entra un po’ alla volta. Poi abbiamo sempre i gel igienizzanti a portata e ogni ragazzo ha il proprio kit da allenamento, che laverà a casa, e la propria bottiglietta d’acqua. Anche in campo manteniamo le distanze finché possiamo, per esempio partendo scaglionati durante la corsa continua. Per le partitelle è impossibile, tuttavia non è quello il contatto pericoloso, visto che non è prolungato. A fine allenamento si igienizzano palloni e ambienti e, se emergesse un caso di positività, si faranno i tamponi a tutta la squadra e lo staff. Non so se queste misure saranno sufficienti, né se riusciremo a concludere regolarmente i campionati, ma dobbiamo ripartire e non possiamo permetterci di fermare tutto di nuovo. Ai giocatori, però, dico di stare attenti anche quando non sono al campo".
Scritto da La Redazione il 28/08/2020




