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Arbitro, spogliatoio, pubblico... Una partita ai tempi del Covid

In attesa dell'arrivo di un nuovo Protocollo (come annunciato dal presidente Cellini) ecco lo scenario di una gara di Dilettanti

Ripartita la scuola, ripartirà anche il calcio dilettantistico. Sì, ma come? Possono convivere calcio e Covid?
In attesa dell'arrivo di un nuovo Protocollo (come annunciato dal presidente Cellini) la situazione ad oggi sarebbe così.

SPOGLIATOIO. La concezione dello spogliatoio muterà, non si potrà vivere l’agitazione e la concentrazione prima della partita con tutti i compagni di squadra e nemmeno esultare o “fare gruppo” dopo il triplice fischio, tutti a distanza di un metro e ingressi scaglionati a turni. Si allungheranno i tempi di preparazione pre e post gara, divenendo non più condivisione, ma piuttosto un continuo turnover del “speriamo di essere il primo a fare la doccia”, soprattutto d’inverno. Docce che saranno consentite soltanto a due metri di distanza tra i giocatori.

ARBITRO. Cambierà il rapporto con l’arbitro. Le proteste per il cartellino ricevuto o la richiesta di chiarimento sul fallo fischiato potranno avvenire solo ad un metro e mezzo di distanza. Così come l’appello che si svolgerà all’esterno degli spogliatoi. Dilemma ancora da risolvere invece sono le panchine. Coloro che non partiranno titolari rischiano di non poter più guardare la partita da posizione privilegiata, ma rilegati nel recinto degli spogliatoi.

PUBBLICO. Nei Dilettanti è consentito un pubblico di massimo 1.000 spettatori (in rapporto alla capienza dell'impianto) - anch’esso ovviamente distanziato sugli spalti e/o con le mascherine indosso - ma ad oggi non ci sono indicazioni precise in merito e nel Nord, in una gara di Coppa Italia, è stata addirittura la Questura che ha disposto lo svolgimento della partita stessa a porte chiuse. E comunque il pubblico sarà consentito solo negli impianti muniti di tribune, altrimenti l’incontro dovrà svolgersi a porte chiuse con i soli 40 (numero massimo, compresi gli arbitri) componenti del gruppo gara.

ARRIVO AL CAMPO. Sarà diverso l’arrivo al campo. Prima della lunga attesa del proprio turno per cambiarsi, un delegato alla gestione dell’evento, il cosiddetto DGE, dovrà occuparsi di misurare la temperatura di atleti, allenatori e dirigenti e raccogliere le singole autocertificazione, la cui valenza è di 14 giorni (in caso di comparsa di sintomi, il firmatario si impegna a segnalarlo). Altro compito del DGE è di consegnare all’arbitro il documento che attesti l’avvenuta sanificazione dell’impianto sportivo. Ovviamente nell’impianto non dovranno mancare dispenser per gel igienizzante mani e dovrà essere sanificato il più possibile (non esistono particolari norme o obblighi di frequenza riguardo questo punto solo l’utilizzo di prodotti quali varichina o alcool almeno al 70%).

RESPONSABILITA'. Per quanto riguarda l'aspetto legale, sfatate molte preoccupazioni riguardanti la responsabilità, uno degli argomenti che ha fatto di più discutere. Se in una fase iniziale molti presidenti hanno espresso le loro “paure” e perplessità riguardo ai rischi penali in cui avrebbero potuto incorrere in caso di positività di uno o più utenti frequentanti gli impianti sportivi, la Federazione li ha rassicurati. Come confermato dalla Corte di Cassazione, infatti, non esiste presunzione di responsabilità, ovvero se il Protocollo viene attuato alla lettera, la società e in particolare il presidente non possono essere considerati responsabili, in quanto risulta molto difficile provare che il contagio sia avvenuto proprio all’interno dell’impianto sportivo a causa della facilità di trasmissione del virus. Onere della società sarà, dunque, quello di rispettare le indicazioni ministeriali atte a diminuire al minimo il contagio e trasferire questo senso di responsabilità ai propri tesserati.

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  Scritto da La Redazione il 14/09/2020
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