Guerra Ucraina: Davide Possanzini è tornato in Italia

Lo staff dello Shakhtar Donetsk, del quale fa parte anche Davide Possanzini è tornato in Italia. Il fratello del tecnico, Matteo Possanzini, ha dato il lieto annuncio sui social.
“Davide è rientrato a casa. Ci tengo a dire Grazie, a tutte le persone che mi hanno cercato, siete stati tantissimi: parenti, amici, ragazzi che, o insieme ai quali, ho allenato, dirigenti che ho avuto, persone che ho semplicemente incontrato. Anche con una chiamata o un messaggio a cui non ho avuto la forza o la voglia di rispondere, con l’imbarazzo che avete mostrato nel chiedermi come stessi o se avessi novità, vi ho sentiti vicini in un momento in cui ho provato sensazioni che mai avrei voluto conoscere. L’angoscia di quando senti le sirene di piazza Maidan in diretta dalla tv e ti domandi da solo cosa possa provare un fratello in un bunker in mezzo a una guerra è inferiore solo alla gioia di saperlo tornato a casa da Chiara e dai suoi figli. Grazie a tutti, specialmente a Mamma: come ti dico sempre, saremmo perduti se vivessimo un solo secondo senza di te”.
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Lo staff dello Shalhtar Dontetsk, composto da mister, Roberto De Zerbi con l'allenatore in seconda marchigiano Davide Possanzini e i collaboratori Michele Cavalli e Giorgio Bianchi, e il direttore sportivo Carlo Nicolini, è riuscito a salire su un treno per Leopolo, città ucraina al confine occidentale. Ma prima si è assicurato che i suoi calciatori brasiliani, gli unici rimasti nell'hotel con gli italiani, riuscissero ad abbandonare Kiev per raggiungere sempre in treno la Polonia. De Zerbi, Possanzini e gli altri italiani, arrivati a Leopoli, potrebbero raggiungere in auto o bus l'Ungheria o la stessa Polonia, e da lì poi far rientro in aereo in Italia.
(fonte: QN)
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Tra gli intrappolati a Kiev della squadra dello Shakhtar Donestsk c'è anche il marchigiano Davide Possanzini, vice allenatore di Roberto De Zerbi. Il tecnico lauretano ha rilasciato alcune dichiarazioni al portale Rete Sport sulla situazione drammatica in Ucraina. "Siamo bloccati a Kiev. Questa notte eravamo nei nostri appartamenti, poi intorno alle 4-5 di mattina abbiamo sentito le esplosioni. Ci siamo subito messi in macchina perché la società ci ha detto di andare in un albergo dove solitamente svolgiamo i ritiri pre partita e adesso siamo in contatto costante con l’ambasciata. Siamo al sicuro, stiamo bene ma ci vuole pazienza. Ci aspettavamo questa situazione ma non di queste dimensioni. Avevamo già prenotato per questo pomeriggio i voli per tornare in Italia ma non ce l’abbiamo fatta, e in Ucraina adesso è chiuso lo spazio aereo. Aspettiamo comunicazioni per cercare di prendere la decisione giusta senza correre rischi. La nostra idea era di prendere la macchina e di arrivare al confine ma sono più di 700 chilometri e non ce l’avremmo fatta con un solo pieno. Ci sono 50km di coda per uscire da Kiev, era impossibile..."
Come aveva di dichiarato nelle scorse ore De Zerbi, l'ambasciata italiana aveva sollecitato a lasciare il paese. "Abbiamo scelto di tornare per senso di dovere e responsabilità verso coloro con cui avevamo preso accordi a inizio della stagione - ha proseguito Possanzini -. Nei giorni scorsi ci avevano garantito che non sarebbe successo nulla e invece la situazione è precipitata in quello che sappiamo. La situazione è precipitata nel giro di poche ore".
"Abbiamo preso le valutazioni tutti insieme - ha concluso Possanzini - e adesso abbiamo bisogno dell’ambasciata per capire cosa fare. Per i giovani è dura, ci sono ragazzi anche di 18 anni… Ma abbiamo anche giocatori ucraini e per loro è ancora più difficile. Questo conflitto c’è da molto tempo, solo che se ne parla da poco. I brasiliani sono un po’ come noi, stanno aspettando informazioni dalla loro ambasciata. L’importante è che per ora non ci sia nulla di preoccupante"
Scritto da La Redazione il 28/02/2022
















