REV PAGLIARE. Christian Oddi: il DNA del difensore in un nome pesante
Una chiacchierata con un ragazzo di qualità, figlio d'arte, e grande appassionato di questo sport

PAGLIARE DEL TRONTO. Suo padre Emidio ha calcato i campi dei maggiori stadi d'Italia e d'Europa, vincendo due Coppe Italia con la Roma e sfiorando, con la stessa squadra capitolina, la vittoria di una Coppa dei Campioni nel 1984, sfumata ai rigori nella sfortunata serata dell'Olimpico contro il Liverpool dell'irriverente portiere Grobbelaar. Parliamo di Christian Oddi (foto), difensore del Real Eagles Virtus Pagliare, nuovo rinforzo di spessore della squadra del presidente Stefano Re.
Autore dell'importantissimo gol del pareggio nella gara contro l'ostica Azzurra SBT e di un assist nell'ultima gara giocata contro l'Offida United, il figlio d'arte si sta imponendo come una delle colonne portanti della giovane formazione bianco blu.
Iniziamo la nostra chiacchierata con una domanda scontata: il peso del tuo cognome ha influito sulla tua carriera di calciatore?
“Beh il cognome Oddi, nel calcio, ha rappresentato qualcosa di importante soprattutto in piazze come Roma, Udine e Verona. In tutta sincerità, però, non mi ha mai condizionato, l'ho sempre vissuto in modo tranquillo e spensierato, spesso restavo indifferente di fronte a chi voleva enfatizzarlo. Mi ha aiutato molto la mia indole di ragazzo alla mano che non ha mai usato il proprio cognome per arrivare ad avere visibilità o trovare scorciatoie per giocare. Anche il rapporto con mio padre non è mai stato condizionato dal suo lavoro, per me è sempre stato papà e non un calciatore dal glorioso passato. Ci accomuna lo stesso ruolo, quello di difensore però, in realtà, ho sempre amato giocare esterno d'attacco. E qui, forse, un po' ha inciso il cognome pesante. Qualche addetto ai lavori infatti diceva: >Sei figlio di Oddi, forse è meglio che giochi in difesa”
Con lui hai vissuto, lo scorso anno, un'esperienza di allenatore in “coabitazione” della Juniores dell'Atletico Centobuchi. Come è andata?
“Molto bene. Ringrazio la società dell'Atletico Centobuchi per la possibilità che mi ha concesso. Ho avuto l'opportunità di vedere il calcio da un'altra prospettiva e devo dirti che è un altro mondo, completamente diverso da quello del calciatore, con emozioni e sensazioni particolari. Ho una visione del calcio ben precisa e poterla mettere in pratica con i ragazzi è stato un qualcosa che mi ha arricchito molto ed entusiasmato sotto tanti punti di vista. Il mio è un modo di concepire il calcio simile a quello di mister Ciabattoni, parliamo la stessa lingua e ciò ha contribuito non poco a far riaccendere la fiammella della passione per questo sport che negli ultimi anni si stava pian piano affievolendo.”
Una carriera, nonostante la giovane età, ricca di tante esperienze in campionati importanti. Raccontaci il tuo percorso.
“Ho iniziato a giocare a calcio proprio a Pagliare, da piccolino, seguendo i miei amici e compagni di classe della scuola elementare. Non avevo una gran passione per questo sport poi però mi sono accorto di essere abbastanza capace ed ho continuato. All'età di 10 anni sono entrato a far parte del settore giovanile dell'Ascoli Calcio dove ho fatto tutta la trafila fino ad arrivare in prima squadra, in serie C. Successivamente ho militato nel campionato di serie D per tre stagioni con le casacche del Campobasso, della Sambenedettese e del Monticelli. Dopo l'anno di Monticelli ho deciso, per vari motivi, di mettere da parte le ambizioni professionistiche e ho iniziato la mia avventura nella squadra dell' Atletico Centobuchi durata sei anni, bellissimi ed intensi, per poi tornare quest'anno a Pagliare.”
Un ritorno, a quanto pare, molto gradito da tutti. Sei stato accolto alla grande e sei subito entrato in sintonia con l'ambiente ed i compagni. Dico bene?
“Dici benissimo. Cristiano Mariani e Arcangelo Gregori, amici di vecchia data, mi hanno convinto a sposare il progetto REV. Posso solo ringraziarli, sono molto felice della scelta fatta. A Pagliare c'è l'ambiente ideale per giocare a calcio, perfetto per esprimere le proprie potenzialità. D'altro canto mi ero ripromesso, prima della fine della mia carriera, di tornare nella società che, come detto in precedenza, ha visto muovere i miei primi passi da calciatore. Chiudere dove tutto era iniziato. E' stato sempre questo il mio pensiero. Ho trovato una squadra giovane e molto forte. In questi pochi mesi ho conosciuto bellissime persone come Seproni, Luzi, Brasili e Bobone con cui ho legato sia dentro sia fuori il campo. Sono convinto, e lo dico in modo deciso, che giocheremo ogni partita fino alla fine. Chi ci incontrerà non potrà pensare che contro la REV ci siano in palio tre punti facili. Contro la REV per fare bottino pieno si suderà parecchio. Contro la REV nessuno avrà vita facile. Questo lo posso garantire. Ci metto la mano sul fuoco.”
A proposito di giovani, nella partita di Coppa contro i F.lli Orsini hanno giocato molti ragazzi della Juniores. La vittoria per 1-0 ha premiato questa scelta. Come giudichi i ragazzi presenti in rosa e se c'è qualcuno che vedi già protagonista nel prossimo futuro?
“I ragazzi hanno giocato davvero una grandissima partita. Hanno tenuto testa ad una formazione molto ben organizzata e con elementi validi. Merito loro e dei mister Ciabattoni ed Erbuto che ci stanno mettendo l'anima per farli crescere. Ci sono alcuni ragazzi di sicuro valore. Soprattutto uno di loro ha grandissime potenzialità. Non voglio fare il nome sennò può montarsi la testa ma chi legge sa di chi sto parlando. Secondo il mio punto di vista devono continuare a lavorare come hanno fatto fino ad ora e non avere paura di sbagliare. Devono osare, commettere errori, fare esperienza e migliorare. Io sono un tipo mite, non mi arrabbio quasi mai. La cosa che mi può far uscire di testa è vedere un giovane che non dà il massimo, che è svogliato, impaurito e timoroso. Posso tollerare un errore tecnico ma non un atteggiamento di superficialità o un approccio incerto e titubante. Bisogna invece lasciarsi andare e scacciare via qualsiasi timore reverenziale. Dimostrare di avere personalità in campo. Se posso dare una mano a trasmettere sicurezza ai ragazzi lo farò senza tirarmi indietro. Spero che a fine anno qualcuno possa trarre vantaggio dal mio modo di essere e dai miei insegnamenti. Sarebbe per me un risultato importantissimo.”
Chiudiamo con una considerazione sul campionato. Come vedi il livello delle squadre e cosa ti aspetti quest'anno a livello di risultati?
“Credo il livello sia buono ma è ancora troppo presto per fare valutazioni approfondite. Vorrei aspettare altre sette-otto gare per poi dire qualcosa di più preciso. Ribadisco però quello che ho detto prima: se diamo il massimo ad ogni partita possiamo dare fastidio a tutti. E con questi giovani a disposizione, famelici, sempre sul pezzo e pronti a rubare il posto a noi “over”c'è la garanzia di far bene. La sana competizione porta sempre a tenere alto il livello di intensità e concentrazione in allenamento e di riflesso anche il sabato in partita. A livello personale il mio obiettivo, oltre che far bene ad ogni gara, è quello di realizzare almeno un'altra rete così da stabilire il record di marcature in una stagione. Ho già pronta un'esultanza che vorrei mettere in pratica. Sono molto felice di far parte di questa squadra. Di sudare e dare tutto me stesso. Di condividere il week-end con i compagni. Di fare sacrifici per raggiungere un obiettivo. Il calcio è troppo bello!”
Stefano Bachetti
Ufficio stampa REV Pagliare
Scritto da La Redazione il 14/10/2022
















