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Edizione provinciale di Ascoli Piceno


Alessandro Luzi: la mia esperienza al servizio della REV Pagliare

PAGLIARE DEL TRONTO. “Spesso i miei compagni mi ricordano che sono il vecchietto della squadra. Rispondo loro che sono fortunato in quanto l'età media molto bassa dei ragazzi può, magari attraverso un processo di osmosi, togliermi degli anni e soprattutto qualche acciacco fisico dovuto all'età.” Si presenta così Alessandro Luzi (foto) classe 1986, pilastro difensivo della Real Eagles Virtus Pagliare. Carattere espansivo e socievole, il forte difensore ascolano sì è subito imposto come punto di riferimento per tutta la squadra nonostante lo status di nuovo acquisto. La sua esperienza può risultare decisiva in un campionato ostico come quello di Prima Categoria dove la squadra del duo Erbuto – Ciabattoni si sta ben comportando soprattutto in riferimento all'inizio della passata stagione quando la partenza era stata al rallentatore. Sono, infatti, otto i punti conquistati nelle prime sei gare di campionato frutto di 2 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte. Un bilancio in perfetto equilibrio.

La tua battuta denota, oltre ad un carattere aperto e scherzoso, un ambiente che ti ha accolto in modo splendido ed in cui ti sei tuffato a capofitto. Rendo bene l'idea?
“Si. Hai inquadrato alla perfezione la scena. Sono arrivato, ad Agosto, che conoscevo di persona solo Roberto Seproni ed Emiliano “Camacho”Camaioni. Alcuni componenti della rosa li avevo affrontati solo da avversario in campo perciò la restante parte dei compagni era tutta da scoprire. Il primo giorno di preparazione, man mano che mi presentavo a loro, vedevo solo facce sbarbate, senza rughe e chiedevo perciò l'anno di nascita. Quando sciorinavano annate come 2002, 2003, 2004, sbalordito, pensavo dentro me: “oddio questi potrebbero essere miei figli”. Invece mi sono trovato bene con tutti, lo spogliatoio è unito e non si avverte minimamente la distanza anagrafica. Siamo tanti e tutti partecipano attivamente e con impegno agli allenamenti dove l'intensità è alta, la competizione interna elevata ma sana e ciò si riflette poi il sabato in partita. Tengo inoltre a sottolineare che durante le cene infrasettimanali e al bar nel post-partita presenziano tutti con molto entusiasmo. Ciò è frutto dello splendido lavoro dello lo staff tecnico e dei veterani dello spogliatoio che sono stati abili ad appiattire le differenze e a coinvolgere tutti allo stesso modo facendoli sentire importanti.”

A proposito dello staff tecnico. Qual' è stato il tuo approccio e che rapporto hai instaurato con loro?
“Ho instaurato un ottimo rapporto con ognuno di loro. I due mister, sia Ciabattoni sia Erbuto sono molto competenti così come il preparatore dei portieri Giuseppe Cicconi. La cosa che mi ha colpito molto è che non c'è pressione sul risultato da raggiungere. C'è un obiettivo, certo, e vogliamo raggiungerlo in modo sano, senza incaponirci o affrettando magari la crescita di qualche ragazzo. Gli allenatori ci chiedono la prestazione sul campo da gioco. Alla lunga, se la produci, ottieni il risultato positivo, di questo ne sono sicuro. Ed è ciò che dimostri sul terreno di gioco a far risaltare il reale valore di una squadra.”

E' vero che alla fine della scorsa stagione avevi intenzione di mollare tutto?
“Sì. E' stata una stagione dura la mia ultima con la maglia del Castignano. Iniziata ad Agosto e terminata a Giugno con la retrocessione. La prima della mia carriera.  Dopo questa cocente delusione gli stimoli stavano venendo meno. Così come la voglia di allacciare di nuovo gli scarpini e scendere in campo. Mi avevano contattato alcune squadre tra cui il REV Pagliare ma l'intento era quello di considerare l'ipotesi di terminare il mio percorso nel calcio giocato. Ho accettato comunque di andare all'appuntamento a Pagliare. Al primo incontro con mister Ciabattoni e con il DS Francesco Mariani ho subito avvertito un'aria diversa. Mi hanno coinvolto e avvolto con il loro entusiasmo derivato da un'annata terminata in crescendo per loro, dopo le difficoltà iniziali e l'impresa della salvezza conseguita a discapito di molti scetticismi. Mi hanno spiegato il progetto e convinto all'istante. Da quel momento ho sentito una nuova verve pervadermi il corpo e la voglia e la passione sono tornate come alle origini. E non vedevo l'ora di iniziare la nuova avventura.”

Ecco, le tue origini calcistiche. Facciamo un passo indietro negli anni. Raccontami il tuo viaggio.
“Ho iniziato a 6 anni nell'Arancionera, storica società ascolana oramai scomparsa, per poi approdare successivamente nelle giovanili dell'Ascoli Calcio. Ho fatto tutta la trafila fino alla Primavera, sfiorando l'esordio in prima squadra. Sono passato poi alla Pro Vasto, in C2, ma dopo la preparazione la società si sciolse per problemi finanziari. Quell'anno l'allenatore era Emidio Oddi, papà del mio compagno di squadra Christian. Dopo quella' infelice esperienza ho calcato i campi di molte società di Eccellenza e Promozione tra cui la Santegidiese, il Montegranaro, l'Atletico Piceno, il Centobuchi e il Castignano. In Prima Categoria ho giocato a Monticelli, Offida, Montottone. Un percorso che mi ha arricchito negli anni e posso dire di essere stato bene in tutte le società in cui ho militato. Non ho mai litigato con nessuno, non sono mai andato via sbattendo la porta e non ho mai lasciato l'impegno a metà; ho sempre concluso le annate sportive. Negli ambienti in cui ho vissuto la mia esperienza calcistica sono sempre stato accolto da avversario in modo splendido. Sono convinto di una cosa: se ti comporti bene, se fai della serietà uno stile di vita, se lasci qualcosa di positivo negli ambienti in cui sei stato, beh, puoi sempre andare in giro a testa alta e con il sorriso stampato in volto. E' un mantra che mi porto dentro dagli anni dell'Ascoli Calcio, società che mi ha formato soprattutto come uomo. Ed è un modo di pensare che mi impegnerò a veicolare ai tanti giovani che affollano il nostro spogliatoio.”

E quest'anno ancora la Prima Categoria con il REV Pagliare. Come vedi questo campionato e quali pensi possano essere i reali obiettivi della squadra?
“Vedo un campionato equilibrato dove possiamo fare bene. A me non piace perdere mai poi è ovvio che non si può sempre vincere. La mentalità, però, deve essere quella di trovare, con convinzione e tenacia, la via per raggiungere la vittoria. La nostra è una squadra giovane, è vero, ma abbiamo l'entusiasmo tipico di un gruppo affiatato e coriaceo. La mia esperienza mi fa affermare, senza ombra di dubbio, che la componente umana, la sinergia e la compattezza dello spogliatoio svolgono un ruolo prioritario nel raggiungimento dei risultati. E qui, alla Rev Pagliare, lo ripeto, c'è un gruppo di giocatori splendido che si può togliere molte soddisfazioni. I ragazzi giovani mi stanno stupendo per dedizione al lavoro settimanale e per quello che dimostrano in partita. Non faccio nomi ma c'è qualcuno che potrebbe giocare in Promozione ed Eccellenza senza sfigurare. Io li sprono spesso a dare sempre di più dicendo che noi vecchietti non dureremo poi tanto a lungo perciò devono anticipare quel ricambio generazionale indispensabile per dare linfa a questo sport.”

L'ultima gara di campionato,quella giocata contro il Montalto, purtroppo, ha fatto registrare una sconfitta immeritata per quello che si è visto in campo. La dura legge del calcio dice che chi vince esulta e chi perde spiega. Puoi darci, appunto, una spiegazione a questa battuta d'arresto imprevista?
“Si hai ragione. Abbiamo molto amaro in bocca per l'esito finale della gara. Siamo partiti forte, con gran ritmo, così come ci aveva chiesto il mister negli spogliatoi. Siamo andati in vantaggio con Gadaleta e sfiorato più volte il raddoppio. Poi un calo d'attenzione improvviso, nel finale di tempo, ci è costato caro. Abbiamo, infatti, subito due gol in rapida successione. Ed era quello che non volevamo. Andare al riposo in svantaggio, contro una squadra esperta, sapevamo che avrebbe rappresentato un ostacolo arduo da superare. E così è stato. Il Montalto si è chiuso a riccio, sporcando la partita con perdite di tempo e interruzioni furbe e maliziose, e ciò ha aumentato a dismisura le difficoltà per trovare degli spazi dove poter offendere. Il predominio del possesso palla, però, non ha prodotto altro che mischie in area avversaria, sterili e improduttive. Ed alla fine non siamo riusciti nell'intento di ribaltare l'incontro. Dispiace e brucia tantissimo. Ci servirà da lezione. Una battuta d'arresto che non preclude nulla visto che siamo agli inizi. Ci rifaremo nei prossimi incontri ad iniziare da sabato contro il Piane MG".

Eccoci arrivati alla fine dell'intervista. Voglio chiudere con questa domanda: se ti trovassi di fronte, ora, un ragazzino delle giovanili, cosa gli diresti?
“Di amare questo sport con passione e dedizione. Io ho avuto la fortuna, come detto in precedenza, di fare la trafila nel settore giovanile dell'Ascoli Calcio. Lì mi hanno inquadrato e formato sotto tutti i punti di vista. Mi hanno fatto capire l'importanza di non mollare gli studi, cosa fondamentale che consiglio a tutti i ragazzini che pensano soltanto a giocare a calcio. Io ho solo annusato il professionismo nonostante avessi messo tutto me stesso per diventare un calciatore professionista. Però mi reputo fortunato ad aver avuto quel tipo di formazione che mi è servita in altri ambiti della vita come in quello lavorativo e di relazione con le altre persone. In definitiva ai ragazzi ripeterei questo mantra: uno su mille ce la fa, perciò, non mettete in secondo piano nulla e non appiattitevi solo su una cosa, anche se bella e appassionante.”
Stefano Bachetti

Ufficio Stampa Rev Pagliare

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  Scritto da La Redazione il 03/11/2022
 

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