Striscione contro il razzismo: gli Ultras abbracciano 'Kiki'
Netta presa di posizione dei tifosi della Laurentina: "Siamo vicini a Aboubacar Keita"

SAN LORENZO IN CAMPO. Un messaggio forte, chiaro e senza ambiguità è comparso sugli spalti durante l’ultima partita della Laurentina: «Il razzismo è ignoranza. La nostra curva ne prende le distanze».
Con queste parole, riportate su uno striscione esposto dagli Ultras 61047, l’intero stadio e la comunità locale hanno voluto manifestare pubblicamente la propria vicinanza e solidarietà al calciatore Aboubacar Keita, vittima di insulti razzisti.
Il giocatore, conosciuto da tutti come “Kiki”, originario del Mali e da alcuni anni residente in Italia, è stato bersaglio di offese discriminatorie durante una gara di campionato. Gli insulti sarebbero arrivati sia dal campo sia da alcune persone presenti all’esterno dell’impianto sportivo.
In occasione della sfida contro il Babbucce, i tifosi hanno deciso di reagire con determinazione, prendendo posizione contro un fenomeno purtroppo ancora presente anche nelle categorie dilettantistiche.
Lo striscione è stato accolto da un lungo applauso dello stadio, dal ringraziamento commosso dello stesso Keita e da numerose testimonianze di sostegno sui social, condivise anche da altre società sportive.
A intervenire sull’episodio è stato anche il presidente della Laurentina, Davide Marinelli, che ha sottolineato l’importanza di non restare in silenzio: «Non possiamo far finta di nulla o girarci dall’altra parte. Serve una presa di posizione netta, un impegno comune, educazione e sanzioni esemplari. La posizione della società e degli ultras è limpida: episodi del genere non saranno più tollerati. Lo sport deve fondarsi sui valori del rispetto».
Non è la prima volta che il gruppo ultras, composto da circa cinquanta ragazzi, si distingue per iniziative positive e solidali. Durante il periodo natalizio, infatti, hanno organizzato un torneo di calcio insieme ad altri gruppi, devolvendo il ricavato ai clown di corsia della Croce Rossa di Marotta, impegnati negli ospedali pediatrici, tra cui il Salesi.
«Il nostro progetto – conclude Marinelli – va oltre il calcio. Lo sport deve essere aggregazione, divertimento e soprattutto avere una forte valenza sociale».
Scritto da La Redazione il 28/01/2026















