SANGIORGESE MONTERUBBIANESE: Romanelli: "Analisi di fine stagione"

PORTO SAN GIORGIO. Lorenzo Romanelli (foto), presidente onorario della Sangiorgese Monterubbianese, da sempre profondamente legato alla città nella quale è nato e dove risiedono i suoi affetti, rompe il silenzio al termine di una stagione tribolata ma conclusa con il mantenimento della Prima Categoria. Artefice di un’esperienza partita tre anni fa: unire le forze di Monterubbiano e Porto San Giorgio con l’obiettivo di rafforzare la presenza nel campionato di Promozione, puntando successivamente anche a salire ulteriormente, Romanelli in questo triennio si è trovato a fare i conti con una realtà ben diversa, esattamente opposta a quella preventivata. Insieme a lui abbiamo tracciato un bilancio di questa esperienza, partendo dall’ultima decisiva gara del play-out.
Presidente Romanelli, partiamo dal presente, che stagione è stata per la Sangiorgese Monterubbianese?
«Una stagione difficilissima ma, allo stesso tempo, bellissima. Fino a pochi mesi fa la salvezza sembrava impossibile, invece grazie a dei ragazzi fantastici e all’arrivo di mister Mauro Marsili e del suo staff, abbiamo assistito a una straordinaria rimonta, riuscendo a mantenere la Prima Categoria. Otto vittorie e tre pareggi ci hanno portato, prima al quintultimo posto, e poi alla salvezza nel play-out contro il Comunanza. È stato qualcosa di incredibile».
Avete sempre creduto nella salvezza?
«Sì, anche nei momenti peggiori. È facile salire sul carro dei vincitori quando le cose vanno bene, ma io e alcuni dirigenti ci siamo sempre stati, anche quando eravamo ultimi in classifica. Non abbiamo mai smesso di crederci e abbiamo fatto tutto il possibile per tirare fuori la squadra da quella situazione».
Che bilancio fa dei tre anni del progetto Sangiorgese Monterubbianese?
«Dal punto di vista sportivo e umano non posso considerarlo positivo. L’unione tra Monterubbiano e Porto San Giorgio era nata per dare più forza e ambizione alla società, ma già dopo pochi mesi sono emersi problemi importanti: accordi non rispettati, fuga dalla società, lasciando in difficoltà l’intero assetto sociale».
Il secondo anno è stato quello della retrocessione dal campionato di Promozione. Quanto ha pesato?
«Tantissimo. Eravamo partiti con grandi ambizioni, con investimenti importanti e l’idea di puntare ai vertici. Invece siamo retrocessi in Prima Categoria. Per me è stata la delusione più grande in 35 anni di calcio, soprattutto perché a Monterubbiano avevamo costruito e mantenuto la Promozione per quattro anni con pochi mezzi e, attraverso l’unione, pensavamo di poter puntare all’Eccellenza, non certo di retrocedere».
Anche il terzo anno è partito tra molte difficoltà.
«Sì, perché abbiamo cercato di allargare la base societaria senza però trovare nuovi ingressi concreti. La squadra è stata costruita in ritardo e fino a dieci giornate dalla fine eravamo ultimi. Però vedevamo che il gruppo aveva valori. Così, insieme ad alcuni dirigenti, abbiamo fatto un ulteriore sforzo economico: con il cambio dello staff tecnico e alcuni innesti mirati è arrivata la svolta con undici risultati utili consecutivi».
A chi vuole dire grazie dopo questa salvezza?
«Prima di tutto ai ragazzi. Nonostante mille difficoltà, hanno dimostrato attaccamento, sacrificio e spirito di gruppo straordinari. Molti avrebbero mollato, loro invece sono diventati una famiglia. Un ringraziamento speciale va anche al vice presidente Eros Sgrilli, ai collaboratori di Monterubbiano e ai dirigenti sangiorgesi Ricci, Tassotti, Piergentili e Meriggi: sono stati un punto di riferimento fondamentale in questi anni e la città deve molto al loro lavoro».
E i tifosi?
«Sono stati decisivi, li ringrazio personalmente. Ci hanno sostenuto sempre, anche nei momenti più bui. Gli Ultras sono stati l’arma in più nel finale di stagione. Talvolta il loro entusiasmo ha portato anche qualche multa, ma nel complesso sono stati encomiabili. Porto San Giorgio merita tifosi così e questi tifosi meritano categorie più importanti».
Per il prossimo futuro cosa possiamo aspettarci?
«E evidente che Porto San Giorgio per storia, per blasone e per bacino di utenza, debba ambire a categorie più importanti, senz’altro superiori a quelle di questi ultimi tre anni. Io amo questa squadra e questi colori, ma senza un cambiamento profondo a livello societario diventa impossibile andare avanti. Fa specie che una città di tali dimensioni non sia riuscita nel corso di questi anni ad esprimere un gruppo dirigenziale solido, in grado di affrontare i campionati con maggiore tranquillità. Speriamo che nel prossimo futuro le forze locali possano farsi carico di portare avanti una società tanto gloriosa».
Quindi è un addio definitivo?
«Gestire una società è difficile e oggi più che mai, perché le problematiche sono molteplici e non si possono superare e governare se non sono condivise da tutti. Tuttavia non parlerei di addio, l’amore per questa squadra non si cancella, ma solo davanti a un progetto serio trasparente e costruito nell’interesse del calcio e della città, sono pronto ad una eventuale collaborazione, mettendo a disposizione la mia esperienza quasi quarantennale, qualora venga richiesta».
Scritto da La Redazione il 28/05/2026
















