POLISP. ALTIDONA. Rigori mai battuti: la società chiarisce l'accaduto

ALTIDONA. Una coda di partita decisamente singolare, destinata a far discutere, chiude il percorso della Polisportiva Altidona nella Coppa Marche di Terza Categoria. Al termine della sfida di ritorno contro il Montelparo, infatti, i calci di rigore che avrebbero dovuto decidere la qualificazione non sono stati calciati. Il Giudice Sportivo Territoriale di Ascoli Piceno ha quindi inflitto all’Altidona la sconfitta a tavolino per 0-3, disponendone anche l’esclusione dalla competizione.
Il caso nasce al termine di Montelparo-Altidona del 25 settembre, conclusasi sul 4-2 per i padroni di casa. Un risultato che, sommato alla vittoria per 3-1 ottenuta dall’Altidona nella gara di andata del 19 settembre, ha fissato il punteggio complessivo sul 5-5. In base al regolamento della manifestazione, dunque, la qualificazione avrebbe dovuto essere decisa ai calci di rigore.
Nel comunicato del Giudice Sportivo viene rilevato che, al termine dei tempi regolamentari, l'allenatore della Polisportiva Altidona Arturo Vagnoni comunicava all'arbitro l'intenzione della squadra di non proseguire la gara con i tiri dal dischetto. Da qui il provvedimento: sconfitta per 0-3 ed esclusione dalla Coppa Marche.
La società, tuttavia, fornisce una ricostruzione diversa della vicenda e precisa che non ci sarebbe stato alcun volontario rifiuto di calciare i rigori. Secondo quanto riferito dalla Polisportiva Altidona, subito dopo il triplice fischio il capitano Giuseppe Ungaro avrebbe più volte segnalato all'arbitro la necessità di procedere con i tiri dal dischetto. Il direttore di gara avrebbe inizialmente risposto di essere stato informato che, indipendentemente dal risultato, non si sarebbero dovuti battere i rigori. Alla domanda su quale squadra avesse superato il turno, inoltre, avrebbe risposto di non saperlo.
A quel punto i giocatori dell'Altidona sarebbero rientrati negli spogliatoi, iniziando le normali operazioni post-partita. Circa 25 minuti più tardi, sempre secondo la ricostruzione della società, l'arbitro avrebbe bussato alla porta dello spogliatoio comunicando che, in realtà, i rigori dovevano essere battuti. Una situazione ormai complicata: alcuni giocatori erano già sotto la doccia, altri si erano già rivestiti e qualcuno si apprestava persino a lasciare l'impianto.
In quel momento, spiega l'Altidona, il tecnico Arturo Vagnoni non avrebbe avuto più la possibilità concreta di riportare la squadra in campo, comunicando quindi il rifiuto di disputare i rigori. Una decisione che la società considera conseguenza di una situazione venutasi a creare dopo il triplice fischio e non il frutto di una scelta preventiva di sottrarsi alla lotteria dei rigori.
Il presidente Pietro Spurio sceglie comunque toni pacati e non intende trasformare l'episodio in una polemica. «Non vogliamo alzare un polverone – sottolinea –. Andare avanti o meno in Coppa cambia poco rispetto ai nostri obiettivi. Vogliamo però puntualizzare la situazione perché una lettura distratta potrebbe far pensare che la nostra squadra si sia realmente rifiutata di calciare i rigori. Non è così».
Spurio evita anche di puntare il dito contro il direttore di gara. «Riteniamo ingiusto colpevolizzare l'arbitro, che peraltro è stato piuttosto bravo. È un ragazzo giovane che probabilmente non conosceva a fondo il regolamento della Coppa, ma proprio per questo avrebbe dovuto essere seguito da qualcuno in grado di guidarlo e aiutarlo nel momento del bisogno».
La vicenda, dunque, si chiude con l'Altidona eliminata dalla competizione e il Montelparo qualificato, ma lascia spazio a una riflessione più ampia sul percorso di crescita dei giovani direttori di gara. «Non è successo nulla di grave – conclude il presidente Spurio – e usciamo dalla Coppa senza farne un dramma. Però mandare allo sbaraglio, da soli, questi giovani arbitri non ci sembra la strada migliore per farli crescere e maturare. Prendiamo questo episodio come un punto di riflessione per tutto il movimento».
Scritto da La Redazione il 01/10/2026
















