Intervista a Gasparini: "Portorecanati nel cuore, ora c'è la Folgore"
L'ex capitano arancione a cuore aperto: "Il mio addio dopo 8 anni? Troppi hanno parlato a sproposito. Da avversario in campionato, non sarà una gara come le altre"

PORTO RECANATI. Emanuele Gasparini (foto), capitano storico del Portorecanati, dopo otto stagioni ha lasciato la squadra per accasarsi alla Folgore Montegranaro. Decisione che ha fatto rumore ma sulle scelte e sulle motivazioni nessuno potrà mai mettere bocca anche se le stesse non hanno trovato tutti d’accordo: immancabili le polemiche ma alla fine è arrivato alla corte di Dario Bolzan.
Soddisfatto della nuova destinazione?
“Sicuramente si. Sono arrivato in una società seria con giocatori importanti quali Mongiello, Trillini, Stefano Cento con il quale ho giocato splendidi campionati a Portorecanati. Le premesse per far bene ci sono tutte”.
Le impressioni dopo questa prima fase di preparazione?
“E’ pur sempre calcio d’agosto ma il gruppo è solido e fa ben sperare per il futuro. L’obiettivo? Fare bene, questo è l’obiettivo principale perché parlare d’altro mi sembra prematuro. Sarà il campo ad indicare la nostra valenza”.
Torniamo al passato: dispiaciuto di aver lasciato Portorecanati?
“Sono dispiaciuto di aver lasciato una maglia che amo come poche. E’ successo, chiudiamo questa pagina e guardiamo avanti perché questa è la vita, e questo è anche il calcio. Ero e sono legato al Portorecanati la squadra della mia città, ma le strade si sono divise”.
Di chi la colpa di questa divisione?
“Sarà il tempo a chiarire quanto è successo. Mi è dispiaciuto lasciare Portorecanati ma ancor di più mi dispiace sentire certe voci sul mio conto che non hanno nulla di credibile. Anche in questo caso chi non sa, parla senza cognizione di causa e questo mi dispiace ancor di più. Una pietra sopra? Ce la metto volentieri perché è ora di guardare avanti e pensare a dare il meglio per la Folgore”.
In campionato ritroverai proprio gli arancioni da avversario: che gara sarà?
“Dire che sarà come le altre è una stupidaggine. Cercherò di controllare il fattore emotivo che non potrà non farsi sentire ma una volta che l’arbitro fischia l’inizio della contesa tutto rientra nella normalità di una partita”.
Provando a vincerla perché la vittoria è il sale della contesa...
“Si va in campo per quello: vincere e basta”.


















