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Edizione provinciale di Macerata


Ex giocatore della Maceratese diede un calcio all'arbitro. Condannato!

Un anno e sei mesi a un 35enne che aggredì il direttore di gara, ferendolo a un testicolo

Il calcio proibito sferrato all’arbitro, finito all’ospedale per un grave ematoma al testicolo, costa una condanna a un anno e sei mesi di reclusione a L. F., 35enne di Recanati, difeso dagli avvocati Olimpia Frapiccini e Simone Valenti. La sentenza del giudice Alberto Pallucchini è arrivata ieri, a poco più di tre anni dall’aggressione, che è già costata cinque anni di squalifica all’imputato. Il calciatore (con un passato in Serie D nella Maceratese nel ruolo di centrocampista) ha già annunciato l’appello. L’aggressione era avvenuta il 26 marzo 2015 a Osimo Stazione, dove si disputava un incontro di calcio a 7 tra Riserve di Recanati e Atletico Bellezza di Ancona.
La partita era finita 9 a 1 per la squadra recanatese, ma durante il match L. F., attaccante del team vincente, che oltretutto giocava in superiorità numerica, dopo aver segnato il secondo gol aveva avuto un contrasto con un giocatore avversario, l’aveva insultato e, quando l’arbitro lo aveva espulso, gli aveva sferrato un calcio all’inguine. Il direttore di gara, un 42enne osimano, inizialmente si era ripreso e aveva arbitrato fino alla fine, poi il dolore era diventato insopportabile e anziché a casa era andato diretto al pronto soccorso di Osimo: da qui lo avevano trasferito a Torrette data la gravità delle lesioni.
L’ospedale aveva stilato una prognosi di 15 giorni, a cui se ne erano poi aggiunti altri 85 per il permanere del dolore. La vittima, che si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Riccardo Leonardi, ha sempre sottolineato come il calciatore non abbia nemmeno chiesto scusa. «Il presidente della squadra e gli altri giocatori si erano scusati subìto dopo l’aggressione – aveva raccontato in aula l’anno scorso il direttore di gara – e mi erano arrivati anche messaggi di solidarietà nei giorni successivi, ma dal calciatore nemmeno un cenno». «Non sapevo che quel calcio aveva comportato anche un ricovero in ospedale – ha ribattuto ieri l'imputato –. Dopo lo scontro l’arbitro si era rialzato e sembrava tutto finito lì. Ho saputo cosa era successo dopo solo quando mi è stata notificata la denuncia».
Stando ai racconti resi durante il processo, l’aggressione era stata del tutto ingiustificata. L. F. al 20esimo minuto aveva cominciato a insultare un avversario, guadagnandosi un ammonimento. A quel punto aveva indirizzato la sua intemperanza verso l’arbitro. «Non ho paura della divisa», gli avrebbe detto il giocatore, che poi era stato trattenuto dagli altri giocatori ed espulso. Quando gli animi sembravano essersi calmati, il giocatore di Recanati aveva sferrato all’improvviso il calcio all’arbitro.

(Fonte: Il Resto del Carlino)

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  Scritto da La Redazione il 06/04/2018
 

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