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Edizione provinciale di Ascoli Piceno


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Leo Ciotti e il Porto d'Ascoli Calcio: "10 anni...di goal"

Si chiude dopo un decennio l'esperienza nella società rivierasca del noto imprenditore. La passione, gli obiettivi, le soddisfazioni, le amarezze e il futuro di un dirigente di riconosciute capacità

STELLA DI MONSAMPOLO. Nel campionato di Eccellenza Marche che sta volgendo al termine, gli osservatori più attenti avranno certamente notato l'assenza negli ultimi mesi, di un esponente di primo piano del movimento calcistico regionale come Leo Ciotti (foto). Per soddisfare la nostra curiosità e crediamo anche quella dei nostri lettori, abbiamo pensato di chiamarlo e fissare un appuntamento. Ci siamo trovati nella sua bella casa a Stella di Monsampolo e dal nostro colloquio è nata l'intervista che di seguito riportiamo.

Nell'ultimo periodo è sempre più difficile incontrare Leo Ciotti sui campi di calcio o nella sede del Porto d'Ascoli, conoscendo la sua passione ci chiediamo: cosa è successo?
“Effettivamente in tanti chiedono della mia assenza all'interno del Porto d'Ascoli Calcio, questa è l'occasione per confermare che da qualche mese, per problemi di carattere personale, non posso essere presente all'interno della struttura. Dopo 10 anni vissuti con grande entusiasmo e tante soddisfazioni, ho dovuto anticipatamente lasciare il ruolo operativo. Sono felice di aver allestito anche quest'anno una squadra con tanti bravi giocatori, e sono particolarmente fiero di essere riuscito a trattenere il giovanissimo e promettente Davide Verdesi, oltre ad aver convinto della bontà del progetto un amico come Giordano Napolano. Vederli poi, da qualche settimana, allenati da un ottimo tecnico prelevato dalla Juniores, per l'intuito dell'ormai ex preparatore e grande professionista Oscar Piergallini, non può che riempirmi di soddisfazione. Quando mi raccontano della straordinaria atmosfera che si respira oggi, al contrario di ieri, all'interno degli spogliatoi è semplicemente fantastico!! Di questo clima positivo va dato merito all'allenatore Donatello Zappalá che ha saputo aggiungere a questa squadra, già forte, quell'ingrediente che mancava e chi lo ha preceduto non ha saputo infondere: la serenità!”.
Signor Ciotti, la sua è una lunga esperienza dirigenziale vissuta tutta nel Porto d'Ascoli Calcio, vuole raccontarcela?
“Era l'estate del 2010 quando mi chiesero di guidare il Porto d'Ascoli affinché questa diventasse una grande società e raggiungesse obiettivi importanti. Ci pensai a lungo e decisi di accettare, solo per far fede ad una promessa che avevo fatto a me stesso nei primi anni '80, quando la società era guidata da un signore d'altri tempi come il compianto Ivo Merli. Una persona che mi ha voluto molto bene e mi ha accolto in quella squadra, dandomi la possibilità di crescere come giocatore, uomo e imprenditore. Con la volontà quindi di restituire quanto di buono mi era stato donato in passato accettai la sfida, portando in società alcuni amici insieme ai quali abbiamo costruito un progetto a 10 anni, che proprio nel 2020 conclude il suo corso".
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Ci può ricordare quali sono i traguardi che ha raggiunto il Porto d'Ascoli in questo decennio?
“Quando siamo entrati a far parte della società, abbiamo subito realizzato una struttura bella, accogliente e funzionale che oggi ci invidiano in molti, munita di un'ampia tribuna coperta e di una sala medica attrezzata e gestita da personale qualificato. A livello sportivo con la prima squadra, dopo 2 campionati vinti consecutivamente, abbiamo raggiunto l'Eccellenza dove siamo orgogliosamente presenti da 6 anni e con ottimi risultati. Voglio ricordare la crescita esponenziale del Settore Giovanile, che nel frattempo ha anche trovato il tempo di vincere un gran numero di Coppe Disciplina, un ulteriore motivo di vanto per l'intera società. Non dimentico certo l'impegno nel sociale (vedi su tutti l'iniziativa "I bambini di Manina" in Madagascar), la pratica del terzo tempo, l'ampliamento della scuola calcio d'Elite e aver avviato una scuola calcio femminile. Non per ultimo aver dato notorietà e colore ad una società a tratti opaca”.
Un lavoro non indifferente, si ritiene soddisfatto?
“Si molto soddisfatto. Posso affermare che quelli sopra citati sono degli ottimi risultati, che tutti abbiamo fortemente voluto e che rispecchiano l'eccellenza e i valori dello staff del Porto d'Ascoli e dei suoi dirigenti, che ne vanno giustamente fieri”.
Ha qualche rammarico?
“Se proprio devo trovare qualcosa di cui rammaricarmi, penso sia il fatto di aver trattato da signori coloro che, nei fatti, hanno poi dimostrato di non esserlo".
Si sente di voler ringraziare qualcuno?
“Sicuramente Antonio, custode unico e impeccabile, sempre attento alle esigenze di tutti. Poi ovviamente tutti i ragazzi passati e presenti, in quanto ognuno di loro ha contribuito a rendere grande questa società”.
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Manca poco al compimento dei dieci anni prefissati, come mai ha deciso di concludere in anticipo il suo percorso nella società?
“Purtroppo, come le dicevo prima, per motivi di salute sono già diversi mesi che non riesco più ad essere presente come il mio ruolo operativo richiede e come io vorrei. Pertanto la mia è stata una decisione sofferta ma doverosa, soprattutto per lasciare spazio a qualcun altro che abbia la possibilità di far fronte agli impegni, che una grande società come il Porto d'Ascoli richiede. Resta inteso che continuerò ad essere socio e soprattutto tifoso dei miei ragazzi”.
Ora quali progetti ha? Gira voce di un suo prossimo futuro in FIGC. Lei cosa può dirci?
“Quello che posso dire è che, da un punto di vista personale, sarei onorato di dare il mio contributo al calcio marchigiano così come ho fatto col Porto d'Ascoli, sperando anche in questo caso di avere la necessaria competenza. Ai leader piacciono le sfide e vivono di nuovi inizi. Chissà a quale nuovo inizio andrò incontro”.
Avrà sicuramente avuto modo di leggere su qualche quotidiano le parole che vi sono state rivolte dall'ex mister Izzotti, da molti considerate molto pesanti per l'ambiente e per gli stessi dirigenti. Sinceramente ci ha stupito che la società non abbia replicato.
“Mi limito a definirlo singolare questo accadimento, forse neanche Mourinho avrebbe osato tanto! La società ha scelto di tenere un profilo silenzioso, nonostante le affermazioni diffamatorie contro la stessa e soprattutto contro alcuni giocatori e i propri dirigenti. Non entro nel merito di questa decisione, ma posso facilmente affermare che io avrei optato per un riscontro ben diverso, bastava un semplice Comunicato Stampa, perché ritengo che oltre al rispetto per le persone, era necessario tutelare l'onorabilità e rendere il giusto merito a tutti i componenti del Porto d'Ascoli, che hanno servito questa società per anni”.

Appare evidente che è stata una scelta che lei non ha condiviso in alcun modo.
“Io ritengo che il vero problema non sia mai soltanto di chi recita, ma soprattutto di chi applaude anche se lo fa in silenzio. Per quanto mi riguarda non intendo commentare, visto che tali affermazioni presuppongono un dialogo di scarso valore umano. È più facile infangare che chiedere scusa. È risaputo che il valore di un mister si misura attraverso i risultati, e non dalla quantità di articoli sui giornali nei quali mostrare un'identita non rispondente alla realtà. Quando non si conseguono risultati sarebbe giusto e corretto fare spazio ad altri, invece di costruire alibi e pretesti di pessimo gusto. Chiudo aggiungendo che ogni giocatore, allenatore, dirigente, etc.., dovrebbe sempre ringraziare la società che lo chiama, lo accoglie e lo rispetta, invece di dar voce a giudizi squallidi e irrispettosi!”.
Cosa si sente di dire alla società a chiusura di questo suo percorso?
“Io sono enormemente grato al Porto d'Ascoli che mi ha dato la possibilità di mettere in campo le mie competenze da leader, sia a suo tempo come giocatore che oggi come dirigente e ora saluto con rispetto e riconoscenza. Ringrazio soprattutto i miei ragazzi e auguro buona fortuna a tutti gli sportivi e non. VIVA IL PORTO D'ASCOLI! Un abbraccio a tutti!”.

 

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  Scritto da Giuliano Santucci il 27/02/2020
 

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