Boccanera (Potenza Picena): "Mia mamma la prima tifosa"
"Il calcio femminile per affermarsi necessita di una crescita culturale della società"
A tu per tu con Martina Boccanera (foto), capitano del Potenza Picena, squadra costituita quest'anno e partecipante al campionato di Eccellenza.
"Ho iniziato a giocare a calcio con la squadra del mio paese all’età di 5 anni. Mi sono avvicinata a questo sport grazie ad una mia compagna di classe che mi ha invitata ad andare a provare perché lei si divertiva e perché era l’unica femmina in una squadra di maschi. Appena tornata a casa ne ho subito parlato con i miei genitori che senza esitazione mi hanno iscritta alla scuola calcio.
Sono stata molto fortunata ad avere una famiglia che non mi ha mai negato di praticare questo sport perché “da maschi” ma anzi, mi ha incoraggiata e sostenuta: prima tifosa tra tutti mia madre. Lei che quando mi lamentavo per un pestone esordiva con “giochi a calcio non fai mica danza”; lei che veniva e viene a tutte le partite e dopo 80 minuti mi urla dagli spalti “corri di più”; lei che quando giocavo a calcio in casa mi bucava il pallone e io ho iniziato a farli con la carta e lo scotch “così questi non me li buchi” con quell’aria da sfida.
Sono stata fortunata perché non ho incontrato difficoltà a far parte di una squadra di maschi che non mi hanno mai fatta sentire in difetto perché femmina, ma anzi, erano felici di avermi in squadra e non smetterò mai di ringraziarli per questo, sono stati determinanti, mi hanno aiutata a crescere mentalmente e caratterialmente.
Purtroppo però andando avanti negli anni le discriminazioni non sono mancate, con le solite frasi “sei un a femmina non puoi giocare a calcio”, “sembri un maschio”, “vestiti più da femmina”, “fai un altro sport” e via dicendo. Per me sono state soltanto frasi che non ho mai ascoltato, ma per molte altre ragazze, praticare questo sport è stata davvero una lotta per via dei soliti pregiudizi. Nonostante le molte battaglie fatte negli anni, la discriminazione, la divisione in “sport per maschi” e “sport per femmine” è tutt’ora una realtà. Basti pensare che l’unico sport femminile ad essere professionistico è il calcio, riconosciuto il 1° luglio 2022…un po’ tardi no?
Come se si fossero accorti di noi soltanto un anno fa, prima non esistevamo? Professioniste sì ma solo in serie A, come se ci avessero dato il contentino.
Noi donne facciamo il doppio dei sacrifici per poter giocare, il mancato riconoscimento professionistico anche nelle serie minori non ci consente di vivere solamente di calcio, e di conseguenza dobbiamo trovarci un impiego per mantenerci, andare ad allenamento dopo lavoro ad orari improponibili. Questo non accade nel maschile perché già nelle eccellenze e nelle altre categorie sono stipendiati".
Che tipo di cambiamento ci deve essere nei confronti del calcio femminile per farlo crescere?
"Un cambiamento culturale, smontare definitivamente gli stereotipi di genere, investire nel calcio femminile, ma soprattutto non fare paragoni con il calcio maschile. Nessuno sport paragona donne e uomini, perché nel calcio si fanno questi paragoni? Se un uomo fa uno sport considerato erroneamente “da femmine” non viene paragonato alle donne, ma se una donna gioca a calcio le viene sottolineato come sanno farlo meglio i maschi.
Appassionatevi, avvicinatevi al calcio femminile, seguiteci, sosteneteci e toglietevi dalla testa che solo gli uomini sanno giocare a calcio: LO SPORT È DI TUTTI.
Siamo riuscite a raggiungere qualche risultato grazie a chi non si è fermata davanti alle discriminazioni perché l’amore e la passione per questo sport non ha limiti.
Perché l’amore non pone limiti, l’amore rende liberi; l’amore accarezza, non calpesta, l’amore rispetta, non umilia: l’amore protegge, non urla, non picchia, NON UCCIDE.
Non deve esiste competizione tra donne e uomini, non dobbiamo dimostrare nulla, nessuno è più bravo dell’altro, migliore o addirittura superiore.
È proprio questa convinzione di essere superiori alla donna, di essere migliori, di poter decidere per lei, questa mentalità maschilista e patriarcale, che ha portato ad avere ogni giorno notizie su violenze e omicidi verso le donne. Non essere puniti in modo adeguato fa capire quanta poca importanza viene data a questi eventi. È necessaria una svolta per poter risolvere questo problema enorme. L’educazione e il rispetto sono alla base di qualsiasi relazione e sono le basi per vivere in una società civile".