SANGIUSTESE, il 'nuovo' Iommi: "A 43 anni da terzino a centrale..."
Il pilastro della formazione calzaturiera si racconta

MONTE SAN GIUSTO. A 43 anni non si sente un veterano da gestire, ma un calciatore pienamente dentro la partita. Giacomo Iommi, pilastro della Sangiustese, continua a vivere il campo con naturalezza e lucidità. «In campo mi sento a mio agio e mi difendo bene, anche a 43 anni», racconta sulle colonne del Resto del Carlino con la serenità di chi conosce i propri mezzi. Nato nel 1983, resta un riferimento per la retroguardia rossoblù: «Non ho avuto grossi infortuni e fisicamente mi sento bene».
Il confronto con avversari più giovani è una costante, ma non un problema. «Corrono tantissimo e so di dover dare qualcosa in più», ammette. La chiave è la testa: «Devo stare concentrato per evitare che si possa notare la differenza di età, sfruttare l’esperienza». Oggi gioca da centrale, un ruolo che valorizza letture e tempi: «È meno dispendioso rispetto al terzino di spinta che facevo in passato».
La sua giornata è scandita da ritmi precisi. La mattina al lavoro, il pomeriggio al campo. «Faccio l’operaio in un’azienda di scarpe». Allenarsi a due passi da casa aiuta l’equilibrio familiare, sostenuto dalla moglie: «Mi supporta, magari mi vorrebbe più spesso a casa la domenica, ma se continuo a giocare a certi livelli è anche per merito suo».
La fatica non spegne la motivazione. «C’è sempre meno tempo per riposarsi, ma si supera tutto quando ci sono passione e voglia». E la passione non è calata: «Ho 43 anni ed è la stessa di sempre, se fosse diminuita avrei fatto un passo indietro».
Guardando avanti, Iommi non forza le decisioni: «In futuro vorrei rimanere nel calcio, non so in quale ruolo». La prossima stagione resta un punto interrogativo: «Dovrei continuare, magari potrei abbassare la categoria, ma non ci ho ancora pensato».
Il suo percorso racconta una carriera lunga e ricca di tappe: Camerino, Maceratese, Recanatese, Tolentino, Trodica, San Marco Servigliano, Valdichienti Ponte, Loreto, Chiesanuova. «Il calcio mi ha fatto crescere nel rapporto con la gente», sottolinea, ricordando promozioni e salti di categoria: «A Recanati siamo passati dalla Promozione alla D, ho vinto il campionato con la Maceratese».
Sugli avversari più ostici non ha dubbi: «Quelli veloci, che attaccano la profondità». E sull’Eccellenza Marche il giudizio è netto: «Bello ed equilibrato, basta poco per scivolare in classifica». Per la corsa alla D indica una favorita: «La squadra che mi ha impressionato di più è la Fermana».
Scritto da La Redazione il 12/02/2026















