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Fenucci e la "sua" Biagio Nazzaro 18 anni dopo: "Vi farò divertire..."

CHIARAVALLE. Dopo diciotto anni, una vita fa, Gianluca Fenucci (foto) torna ad allenare la squadra della sua città, che in fondo è la "sua" squadra...
"Sì, sono contento. Provo un mix di soddisfazione e senso di responsabilità. Lo dissi già nella presentazione, non sono più un ragazzino e per fortuna ho un altro lavoro che mi dà da vivere, dunque sono in grado di fare le mie scelte senza vincoli imposti dalla necessità. Dopo la bella esperienza di Jesi, tornare a Chiaravalle per allenare in una buona categoria come l'Eccellenza sarebbe stata la cosa più gratificante ed è proprio ciò che si è realizzato. Torno qui in un momento non felice, ma ci sono abituato. In altre piazze ho inaugurato l'epoca delle "rifondazioni" di società che dovevano per forza di cose ridimensionare le ambizioni causa drastica riduzione del budget. A Chiaravalle viviamo proprio questa fase, ma io sono contento, questa crisi insegnerà molto a tutti. E naturalmente sono orgoglioso del fatto che, per ricominciare, si sia iniziato proprio da me. L'obiettivo è noto: cercherò di far crescere il movimento. Sarà un anno difficile, proverò a costruire una squadra che sappia giocare a calcio e divertire, che sappia conquistare la gente e coagulare l'interesse per impegno, dedizione e serietà".

Mister, allenare a casa propria è sempre più difficile che altrove. Conosciamo bene la piazza di Chiaravalle. Tutti vogliono bene alla Biagio, ma ci sono quelli dalla condanna cronica, dal malumore facile, dal personalismo fin troppo acceso...

"Concordo in pieno. Il provincialismo porta con sé vizi umani e Chiaravalle non ne è certo esente. Dispiace che sia così, ma in annate che si annunciano difficili, e non solo per il calcio, che del resto non può esserne immune, è interesse di tutti superare le divisioni, unirsi intorno a questa squadra e apprezzare gli sforzi che la dirigenza fa per mantenerla a buoni livelli. Noi puntiamo a inserire gran parte dei giocatori del territorio, è chiaro che non sarà possibile farlo con tutti, almeno inizialmente. E puntiamo a dar spazio a gente motivata. Ho la fortuna di allenare giocatori che hanno sposato il nostro progetto e accettato di venire qui, rinunciando ad altre società che, sia pure in categorie minori, li avrebbero senz´altro meglio gratificati sotto il profilo economico. Queste sono soddisfazioni".

In parte ha già toccato un tema che vorrei approfondire. Come vede il calcio ai tempi della precarietà e della crisi, quale sarà il suo futuro? Le chiedo questo alla luce degli sconvolgimenti che sono sotto gli occhi di tutti, allo sfacelo della Lega Pro, una categoria la cui riforma è sempre annunciata ma mai realizzata e alla luce di tante amenità che non è nemmeno il caso di ricordare...

"Il calcio vive il deterioramento della società e, fino a che sarà in mano ai "soliti noti", non c´è motivo di essere ottimisti. Ci sono troppi interessi in ballo e i "maneggioni" sguazzano bene in questo brodo. Eppure, se sono qui, vuol dire che credo in qualcosa che appartiene a questo mondo: il campo. Non so stare senza campo, senza aria aperta, senza odore dell'erba. Questa è la mia dimensione, ho avuto la possibilità di rivestire ruoli manageriali, in certi momenti sono stato costretto a improvvisarmi direttore sportivo, ma sono ruoli che non sento miei. Io credo che la parte pulita del calcio sia dentro il campo. Mi piace affrontare a viso aperto gli avversari e stringere loro la mano a fine partita, complimentarmi con loro se sono stati migliori di noi. E pazienza se a volte la tensione emotiva è tale che ci scappa qualche polemica, magari per una decisione arbitrale. Fa parte del gioco, di polemiche ne ho fatte, ma non ho mancato di rispetto nei confronti di nessuno".

Parliamo del campionato che ci aspetta, che finalmente ritorna a sedici squadre.

"Sedici è il numero giusto, che esprime la "crema" del calcio regionale. Sarà un bel campionato, non tragga in inganno il fatto che non ci sono più le "big", perché a mio avviso questo garantirà maggiore equilibrio. Non concordo con chi vede un livellamento verso il basso, pur in assenza di grossi nomi. Non vedo grandi corrazzate, anche se è indubbio che qualche squadra (Fermana, Tolentino, Montegranaro, Matelica) è, almeno sulla carta, più attrezzata di altre. Non sottovaluterei nemmeno Pagliare, Urbinelli River e Grottammare. La Biagio? Dipenderà solo da noi. Per ora pensiamo a lavorare e non poniamoci limiti, facendo di umiltà e determinazione il nostro credo". (Fonte: www.biagionazzaro.it)

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  Scritto da La Redazione il 20/08/2012
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