PORTORECANATI, supervisione a Possanzini: "Le mie idee per il vivaio"
Via alla nuova stagione del settore giovanile arancione: lo staff Γ¨ composto da 12 tecnici, di cui 3 istruttori Isef e 9 allenatori

PORTO RECANATI. Oltre 180 ragazzini, 9 allenatori e 3 istruttori Isef per le 13 squadre con la maglia arancione. Il tutto con strutture assolutamente importanti come il campo in erba del "Monaldi" e il sintetico adiacente. Riassunto in breve di quello che è il settore giovanile del Portorecanati, realtà che da sempre sforna atleti importanti anche tra i professionisti o simili. Gli ultimi casi sono quelli di Davide Mordini in B al Cesena, Alessandro Sbaffo ora all’Albinoleffe in C o Dani Ficola, tra i migliori di questo avvio di stagione alla Vis Pesaro in D dopo l’approdo all’Atalanta. Solo gli ultimi in ordine di tempo: da Porto Recanati sono partiti in tanti. Il vivaio arancione è sempre stato una fucina inesauribile di talenti assoluti, da sempre un riferimento, sociale e tecnico, non solo per la città ma anche per il territorio.
Presidente è Fausto Pigini, responsabile del Settore Giovanile Domenico Giri, quest’anno si è deciso di affidare la supervisione tecnica all’allenatore della prima squadra Matteo Possanzini (foto), che proprio dai giovani arancioni ha cominciato e che in questa stagione, oltre alla squadra che milita in Promozione A, guida anche l’annata 2006 degli Esordienti.
"Un lavoro stimolante e bello da affrontare – conferma Possanzini – quest'estate ha portato diverse novità e abbiamo preso un treno in corsa già ben strutturato. A livello tecnico ci occupiamo della formazione degli allenatori in modo da dare delle linee guida importanti: sono stati confermati gran parte dei tecnici presenti, ma siamo in fase di ristrutturazione".
Entrando nello specifico c’è qualche annata da rivedere: "E’ stato fatto un discorso diverso per la Juniores con l’avanzamento di diversi Allievi in rosa per un vantaggio numerico ma anche per guadagnare un anno".
Con i tecnici si lavora e ci si confronta quotidianamente: "Essendo partiti con un piccolo ritardo, fino ad ora abbiamo fatto riunioni collettive con gli allenatori. Da questa settimana passiamo ad incontri diretti con dirigenti, mister e responsabili delle singole categorie per condividere idee, dubbi, proposte sulle metodologie".
Uno staff composto da 12 tecnici, di cui 3 istruttori Isef e 9 allenatori: a tutti, come avvenuto già dall’anno scorso, è stato affiancato un giovane collaboratore messo a disposizione dalla società.
“Una scelta voluta dal responsabile Domenico Giri e che trovo molto utile, permette di lavorare ancora meglio e aiuta moltissimo”.
L’obiettivo è chiaro: “Formare quanti più giocatori possibili per la prima squadra come da tradizione qui a Porto Recanati, l’idea di base è quella e lavoriamo in quella direzione. Esempi come Mordini, Sbaffo o Ficola? Sono casi nei quali le caratteristiche del singolo sono determinanti: puoi allenarli quanto vuoi ma sono le qualità personali a fare la differenza”.
LA METODOLOGIA. Poi c’è la tipologia di lavoro che viene impostata con i più piccoli: "Dai Pulcini fino ai Giovanissimi l’idea è di cercare di impostare un certo metodo e modo di lavorare è la cosa veramente più difficile. Qui è fondamentale la società. Importantissima nella Scuola Calcio è la cura della tecnica di base, ma che sia propedeutica al concetto di pensiero individuale ed è l’aspetto sul quale punto maggiormente con gli allenatori”.
Due facce della stessa medaglia, ovvero la crescita del ragazzo, che non possono viaggiare disgiunte: “Prima si allenava solo la tecnica di base, che si pensava fosse la cosa fondamentale. In realtà è solo propedeutica per portare il ragazzino a scegliere la soluzione migliore in campo. Allenare troppo il gesto tecnico specifico in maniera analitica diventa fine a se stesso se poi lo stesso ragazzo non ha la concezione dello spazio in campo, dello smarcamento del compagno e non è in grado di sviluppare una scelta in quel momento, relazionandosi con gli altri”.
In questo dunque il compito dell’istruttore è determinante: “In campo il ragazzo gioca con i suoi compagni e con gli avversari, non ha di fronte paletti o coni ed ha la finalità di conseguire un risultato. La tecnica di base non è dunque più un obiettivo, ma il presupposto da allenare in funzione della scelta e del pensiero del ragazzo. Il focus dell’allenatore dovrebbe essere il miglioramento di tutti gli aspetti cognitivi dei suoi giocatori e l’insegnamento dei loro movimenti, anche in relazione con quelli dei compagni”.
Scritto da La Redazione il 27/10/2017
















