Il rapporto tra calcio professionistico e dilettantistico

Calcio professionistico e dilettantistico: un abisso se osservato dal punto di vista dell’impatto economico, mediatico e della dimensione sportiva. I numeri del sistema calcio e del valore generato prima del 2020 mostrano dati eloquenti: 1,4 milioni di tesserati per la FIGC (78% calciatori), 20% dei ragazzi italiani tra i 5 e i 16 anni tesserati per la Federcalcio. Per contro, nello stesso periodo, la Lega Nazionale Dilettanti vantava 12.032 società sportive e 64.372 squadre per un totale di 1.050.451 atleti. Nel complesso, due mondi profondamente diversi ma osservabili sommariamente per gare giocate, contrattualità, calciomercato, visibilità mediatica e impatto economico.
Gare giocate. Per stessa ammissione della LND, gli incontri giocati in un anno sono circa 568.573 mila, tutti orgogliosamente legati dall’elemento passione. Una passione che accomuna anche Serie A, Lega Serie B e Lega Pro con poco meno di 2.000 match annui: match che compongo anche il palinsesto dei siti di betting con licenza AAMS. Ogni portale ha il proprio e ognuno contiene informazioni per provare a realizzare pronostici su diverse discipline sportive, come dimostrato anche dalle informazioni sul palinsesto Eurobet, che sono un esempio, tra gli altri, di questo universo caratterizzato dalla presenza di diverse sfide, quotazioni e possibilità di scelta.
Livello contrattuale. Senza scavare troppo in profondità nel delicato contesto giuridico che differenzia FIGC e LND, orfana da poco del presidente Sibilia, è importante delineare la diversità sostanziale dei rapporti contrattuali degli atleti. A livello professionistico, ossia in A, B e C, il calciatore svolge l’attività sportiva a titolo oneroso e in modo continuativo nelle discipline regolamentate dal Coni. Durata del contratto e vincolo coincidono: non possono superare le cinque annualità per i maggiorenni e i tre per i minorenni. A livello non professionistico gli atleti svolgono le attività sportive della Lega Nazionale Dilettanti ossia Serie D, Calcio a cinque, Beach soccer, attività ricreative o campionati di calcio femminile. Si distinguono tre categorie: non professionisti, giovani dilettanti e giovani di serie. Il vincolo economico è sempre annuale e si estingue per rinuncia da parte della società, per accordo, per inattività dell'atleta, per inattività, rinunzia od esclusione dal campionato della società, cambi di residenza, decadenza del tesseramento e stipula di un contratto con qualifica di “professionista”.
Calciomercato. Sul fronte delle compravendite, anziché soffermarsi sugli imparagonabili parametri economici, è possibile menzionare i numeri degli atleti che hanno realizzato il grande salto verso il calcio che conta. Secondo il report AREL per FIGC, dal 2018 al 2020, 666 atleti tra i 15 e i 21 anni formati da società dilettantistiche sono approdati al calcio professionistico e 68 dei convocati in nazionale LND sono passati al professionismo. Squadre più performanti? TAU Calcio Altopascio, ASD Sorrento, Montebelluna, Nick Bari, Recanatese, Turris Calcio e Vigor Perconti.
Visibilità mediatica. Secondo i numeri del sistema calcio del report FIGC fino al 2020, l’interesse generato a livello professionistico è pari a oltre 32 milioni di tifosi: 64% della popolazione italiana con età superiore a 18 anni. E ancora: 50 partite tra i primi 50 programmi televisivi più visti nella storia della televisione italiana. Audience mondiale pari a 2,3 miliardi di telespettatori. Sul piano non professionistico la LND non scende mai sotto i 150mila contatti. Il numero medio di telespettatori per gara oscilla sempre tra 50mila e 80mila. Da segnalare la nuova casa digitale Housefatball.it: cassa di risonanza della LND.
Impatto economico. Il fatturato diretto del calcio professionistico si aggira sui 5 miliardi, pari al 12% del PIL del football business mondiale. L’impatto indiretto e indotto sul PIL è pari a 10,1 miliardi, con oltre 120.000 posti di lavoro attivati. Per ogni euro investito nel calcio dal Governo, il sistema Paese ottiene un ritorno in termini fiscali e previdenziali pari a 17,3 euro. Complessivamente l’impatto socio-economico è di circa 3,1 miliardi di euro. Sul piano non professionistico l’incidenza economica resta importante, basti pensare al forte legame imprese locali - società sportive dalla serie D alla Terza Categoria, i cui introiti derivano delle sponsorizzazioni delle imprese locali e permettono di bilanciare i costi.
Scritto da La Redazione il 04/12/2021




