QUINZI. "Esonerato senza motivo dopo il caos di Servigliano-Corva"

PORTO SANT’ELPIDIO – In attesa della decisione del Giudice Sportivo sugli episodi avvenuti durante Servigliano – Corva Calcio (Terza Categoria, girone F), abbiamo raccolto la testimonianza di mister Saturnino Quinzi (foto), allenatore della formazione ospite.
«Allenatore fino a sabato scorso», precisa amaramente Quinzi, «perché poi sono stato esonerato senza nessuna spiegazione».
Mister, partiamo da quanto accaduto in campo.
«Il Servigliano ha dominato la gara ed è andato meritatamente in vantaggio. Quattro gol forse erano troppi, ma la loro superiorità era evidente. Al rientro negli spogliatoi sono volate alcune parole di troppo verso l’arbitro, ma nessuna aggressione: solo minacce verbali, niente più. Il direttore di gara, molto giovane, si è intimorito e qualcuno della società di casa ha giustamente chiamato la forza pubblica».
Da cosa nasceva tanta rabbia?
«Onestamente faccio fatica a capirlo. Non c’erano stati episodi davvero gravi. Posso ipotizzare vecchie ruggini: l’arbitro aveva già diretto una nostra partita contro la Veregrense, sospesa per un suo malore e poi recuperata. Forse in quelle occasioni era rimasto qualche strascico, ma non posso esserne certo».
Si parla di spintoni e tentata aggressione. Cosa è successo realmente?
«Niente contatti fisici, solo parole fuori luogo. Io stesso ho accompagnato l’arbitro fino alla porta degli spogliatoi per evitare qualunque rischio. Era spaventato, sì, ma lucido».
E sul rifiuto della squadra di rientrare in campo?
«Dopo le minacce l’arbitro ha fischiato tre volte, dichiarando che non si poteva riprendere. I ragazzi sono tornati negli spogliatoi e hanno fatto la doccia. Quando sono arrivati i Carabinieri, il direttore di gara si è calmato e dopo circa venti minuti ci ha comunicato che si poteva continuare. Ma ormai molti giocatori erano già pronti per andare via, riprendere la partita sarebbe stato complicato».
Visto da fuori non deve essere facile gestire uno spogliatoio variegato come quello della Corva Calcio.
“E’ un lavoro di grande equilibrio muoversi tra tante etnie, abitudini diverse, usi e costumi talvolta divergenti. Comunque, con tanta buona volontà, penso di essere riuscito ad amalgamare abbastanza bene una rosa composta da ragazzi provenienti da tante nazioni diverse. Non credo sia una cosa scontata e semplice da ottenere, per altro mi sono anche adoperato per arricchire la rosa con qualche giovane promettente in grado di darci una mano nel corso della stagione. Per questi motivi non mi spiego la decisione del presidente”.
Il suo esonero dunque non è assolutamente collegabile a questa vicenda?
«Da fuori potrebbe sembrare, ma non è assolutamente così. Io non c’entro nulla con ciò che è successo, anzi mi sono impegnato per mantenere la calma. Il presidente mi ha comunicato l’allontanamento insieme ad altri sei giocatori. Non vorrei che la decisione fosse stata già presa e che questo episodio fosse stata solo una scusa. Mi dispiace che non mi sia stata data una motivazione: collegare il mio esonero a questi fatti è ingiusto e poco rispettoso. Chi guarda da fuori potrebbe fraintendere, quando io non ho nulla di cui pentirmi, tra l’altro a breve conosceremo le decisioni del Giudice Sportivo e la vicenda sarà chiara a tutti ».
Resta il fatto che da questa settimana lei non è più l’allenatore della Corva Calcio.
«Sono in questo mondo da talmente tanti anni che ormai non mi sorprendo più di nulla. Nel calcio c’è tutto e il suo contrario, pertanto sono abituato e non mi scandalizzo, fa parte del gioco. Mi da fastidio non conoscere le motivazioni, visto che nessuno me lo ha spiegato, chiedo solo di sapere perché sono stato esonerato. Tutto qui».
Scritto da La Redazione il 02/12/2025















