"Dilettanti in salute e autosufficienti", Tavecchio dà cifre e numeri

Come sta vivendo il momento di crisi economica il calcio dilettantistico? Per Carlo Tavecchio (foto), 69 anni, dal 1999 presidente della Lega Nazionale Dilettanti, molto meglio rispetto alla dorata Serie A. I professionisti prendono quattrini da sponsor e tv, i dilettanti vivono da sempre in modo autosufficiente. "Come presidente dei dilettanti sono orgoglioso del fatto che nelle nostre serie le società hanno bilanci con regole civilistiche e devono rispondere alle normali dinamiche del mercato - ha detto in un'intervista al sito linkiesta.it - Ci sentiamo la parte sana del calcio. Il mondo sta andando sempre più verso una frontiera netta tra professionisti e non professionisti: la serie A deve ridimensionarsi un po’ ed evitare le follie finanziarie degli ultimi anni, e può stare in piedi. Noi siamo abituati da sempre a farlo".
I numeri dei Dilettanti?
"Solo in serie D sono 166. E poi ci sono tutte le serie minori: circa 500 società in Eccellenza, 1.100 in Promozione, 2.000 in Prima categoria, 4.000 in Seconda e 6.000 in Terza. E poi il calcio a 5, il beach soccer e il calcio femminile… Insomma, sotto la Lega Nazionale Calcio Dilettanti abbiamo 15mila società. E, attenzione: ogni società ha una media di sei squadre (i vari settori giovanili). Quindi abbiamo oltre 70mila squadre e un milione e quattrocentomila calciatori. Per ogni giocatore che va in A ci sono 12mila aspiranti. E il lavoro di maturazione, di formazione, ricade sul calcio dilettantistico, ben più che sulla B e sulla Lega Pro. Cade insomma sulla federazione numericamente più grande, che non prende soldi dall’alto e si sostiene da sola. Prima o poi dovremo presentare il conto al governo…".
La serie D sta facendo da bacino anche alla Lega Pro, in questi anni, con i tanti ripescaggi…
Sì, ma ora siamo a una svolta. Il presidente federale ha dichiarato testualmente che l’anno venturo ci sarà uno stop ai ripescaggi se non si farà la riforma del format dei campionati. La Lega Pro ha già definito come ideale il suo format a 60 squadre (8 meno di adesso), con tre gironi da 20 senza più divisione tra prima e seconda categoria. In questi anni più di 35 squadre sono salite dalla serie D per sostituire squadre non a posto con i conti, incapaci di iscriversi ai campionati di Lega Pro. Con il blocco dei ripescaggi e con un format bloccato fino al 2014/2015 la Lega Pro rischia un’emorragia di squadre e persino di sciogliersi…".
La soluzione secondo lei qual è?
"Come ho detto: nel prendere atto che stiamo andando verso una più netta divisione tra professionisti e non. E puntando alla sostenibilità economica dei vari campionati e a un sistema non più assistenzialista come avviene in Serie A; finalmente senza provvidenze. Non crediate che per i dilettanti non ci siano costi. Per una squadra, una stagione in serie D costa tra i 400 e i 600 mila euro, con punte “particolari” di un 1 milione. Considerate che, dopo il Lodo Petrucci, pagando una tassa di 300mila euro, le squadre che non possono iscriversi tra i professionistri hanno la facoltà di ripartire dalla D invece che dalla Terza Categoria (pagando 50mila euro possono ripartire dall’Eccellenza). E quindi ci sono nobili decadute di grandi centri, con più possibilità di spesa. Quest’anno, per esempio: Foggia, Taranto e Spal. Quanto a un campionato di Eccellenza costa sui 300 mila euro, uno di Promozione 200mila, la Prima categoria 120-130 mila, la Seconda 80 mila, la Terza 50mila. Eppure il modo di far quadrare i conti si trova. Evidentemente, nelle serie superiori, e in proporzione soprattutto in B e Lega Pro, i calciatori sono pagati troppo rispetto alle entrate, e il sistema non può reggere…".
E invece i dilettanti quanto sono pagati?
"Solo in serie D è previsto un emolumento assoggettato a trattenuta secca del 20% (e dunque non dichiarabile nel modello unico) con un tetto massimo di 25.800 euro all’anno. Nelle serie minori, invece, ci sono solo i rimborsi spesa: 20 o 30 centesimi di euro per ogni chilometro di distanza nelle trasferte; il pranzo il giorno della partita e il kit con scarpe e tenuta di gioco".
Quindi voi vi sentite colpevolmente dimenticati…
"Faccia un po’ lei. Per quanto riguarda i diritti tv di Rai Sport, che trasmette alcune partite di D, prendiamo una somma ridicola: neanche 500 mila euro all’anno. Ma dobbiamo accollarci noi i costi della produzione televisiva, quindi ci andiamo poco più che in pari. Dall’alto – come detto – arrivano le briciole. Siamo snobbati. Eppure, secondo uno studio fatto dal Sole 24 Ore, il calcio dilettantistico italiano muove un giro d’affari di un miliardo e mezzo di euro all’anno. Molto di più di quanto dà la somma di svariate federazioni di sport professionistici. Noi tiriamo avanti e continuiamo a investire. Adesso, con la legge Fornero, abbiamo assunto 130 apprendisti under 29, uno per ogni nostra delegazione provinciale, per rafforzare il legame con il territorio che è fondamentale. Abbiamo una media di 400 spettatori a partita. Assolutamente non male. E, in serie D, abbiamo stanziato 600mila euro da suddividere in premi per chi schiera in formazione più under 18 rispetto ai 4 obbligatori per regolamento. Dobbiamo investire sui giovani per il futuro. E dobbiamo dimostrare che se non si vive al di sopra delle proprie possibilità, ce la possiamo fare. Nel calcio e non solo".
Scritto da La Redazione il 27/08/2012



