Il Monticelli urla vergogna: dal gol non dato allo stadio fatiscente!
La squadra ascolana si sente defraudata del passaggio diretto in Serie D
Vai alla galleriaASCOLI PICENO. Amarezza, è questo il sentimento prevalente in casa Monticelli anche nel giorno seguente alla sconfitta con il Serpentara che almeno momentaneamente frena la salita in Serie D dei ragazzi di Nico Stallone. A mente fredda, si può ragionare sul fatto che, salvo sorprese straordinarie, il Monticelli non dovrebbe avere problemi per un ripescaggio nella categoria superiore, da dove nasce allora tanto amaro in bocca? Nasce dalla sensazione di sentirsi presi in giro da un ambiente che resta immobile e non fa nulla per cambiare determinate situazioni. Ci spieghiamo meglio: il Serpentara pur essendo una signora squadra con elemnti di valore ed un ottimo allenatore, dopo la semifinale con il Paterno ha subito una squalifica del campo di ben 5 giornate. Chi segue le vicende calcistiche, sa perfettamente che una sanzione del genere si applica per eventi che sfiorano la guerriglia, o comunque a seguito di fatti estremamente gravi. Ebbene, pur in presenza di tutto ciò, i tifosi laziali sono stati premiati potendo seguire la squadra in trasferta, mentre nella gara di ritorno è stata scelta una sede, praticamente alla periferia di Roma, dove i tifosi locali hanno potuto seguire tranquillamente la squadra, infischiandosene tranquillamente di tutti i divieti e i regolamenti. La foto che pubblichiamo dimostra chiaramente la presenza sotto la tribuna di alcune centinaia di supporters del Serpentara. Giocare magari a Rieti, come proposto dal Monticelli, in un impianto di recente costruzione ed un pochino più lontano da Roma, non sarebbe stato più logico? A maggior ragione, dopo aver visto lo stadio (si fa per dire) di Monterondo, una struttura fatiscente con un terreno in sintetico di vecchia generazione, possibile non vi sia in tutto il Lazio una struttura migliore? Si obietterà che sul campo comunque il Serpentara ha avuto la meglio, è vero ed indiscutibile, però ammetterete che non è facile giocare quando la terna arbitrale non vede una palla entrata in rete di mezzo metro e nella stessa azione sorvola su un fallo da rigore su Alijevic di proporzioni colossali, e completa l'opera facendo continuare il gioco e mentre gli ascolani protestano il Serpentara va in rete. Ciò che lascia comunque interdetti è l'interpretazione della gara, da parte dell'arbitro, specie nel secondo tempo si è notato un cambiamento di atteggiamento piuttosto evidente. Non vogliamo neanche parlare del rigore concesso e delle perdite di tempo mai sanzionate, ma quando mai si è visto un direttore di gara che non misura la distanza della barriera sulle punizioni? Mettendosi di lato in attesa e fischiando la ripresa del gioco quando la distanza poteva oscilare dai tre ai sette metri, una cosa incredibile e sconcertante. Dulcis in fundo (meglio parlare latino, visto che siamo a Roma), l'uscita dallo stadio della squadra scortata dai tre carabinieri presenti a garantire l'ordine pubblico. Sorvoliamo sul numero degli agenti, probabilmente in Italia abbiamo altre emergenze, ma tutta quella gente davanti agli spogliatoi, in campo neutro ed a porte chiuse, come si spiega? Nel mondo del calcio e nella vita in generale, si vince e si perde e bisogna saper accettare tutto con il massimo rispetto, il Monticelli certamente lo ha fatto, chi deve invece controllare ed organizzare tali manifestazioni probabilmente no e l'amaro in bocca nasce proprio da questa semplice constatazione.
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Scritto da Giuliano Santucci il 15/06/2015
















