CASTORI: "Dopo 501 panchine in B e 41 in A non mi sento arrivato"
Il suo nome è in lizza per l'iniziativa de Il Resto del Carlino i «Maceratesi dell’anno»

Il suo nome è in lizza per l'iniziativa de Il Resto del Carlino i «Maceratesi dell’anno». Fabrizio Castori, utima esperienza in A con la Salernitana e definito da Fabio Capello «il Ciolo italiano» paragonando il suo calcio con quello dell’Atletico Madrid di Diego Pablo Simeone, si racconta in un'intervista al Carlino.
Il gioco espresso dalle squadre che ha allenato, vincendo tutti i campionati (dalla Terza categoria alla serie B), ha sempre rispecchiato la sua personalità e il suo carattere. Si rivede in quell’appellativo?
«Rispondo di sì, se parliamo, come rimarcava mister Capello, di un calcio tosto, fatto di intensità, di corsa e di verticalizzazioni. Un calcio fatto di sacrificio, nel quale si mettono in evidenza i giocatori virtuosi. È un po’ la metafora della vita, dove le situazioni vanno prese di petto, affrontate con determinazione».
Ed è per questo che in ogni «piazza» ha lasciato un ottimo ricordo tra i tifosi?
«Le mie squadre piacciono perché danno tutto in campo e le tifoserie ci si riconoscono, apprezzano l’impegno, la dedizione, l’attaccamento alla maglia dei giocatori e di chi li guida».
Oggi, dopo 501 panchine in B e 41 in A, si sente un allenatore arrivato?
«No, perché alla base di tutto c’è una grande passione, che ti spinge a non sentirti mai appagato e ti porta a guardare sempre avanti, verso nuove sfide».
Prospettive future?
«Sono pronto per ripartire: il campo poi è un po’ la mia vita».
Quanto lavoro c’è dietro a un’impostazione tecnica così ferrea?
«Occorrono indubbiamente una metodologia di lavoro ben definita e un concetto di gioco marcato. Nel corso degli anni mi sono adeguato all’evoluzione del calcio. C’è stato l’arrivo degli stranieri, con i quali devi saperti confrontare, perché hanno cultura e mentalità diverse. C’è stato l’avvento della tecnologia, che ti aiuta a svolgere meglio il tuo lavoro. Nel mio staff ho sempre al mio fianco mio figlio Marco, preparatissimo come match analyst, figura oggi indispensabile per capire come vanno i tuoi giocatori e come sono organizzati i vari avversari».
A proposito di stranieri, come valuta questa loro massiccia presenza in serie A? Siamo ormai vicini al 70 per cento.
«Non dobbiamo stupirci, è lo specchio di un mondo ormai sempre più globalizzato. Certo, una nazionale può risentirne».
Ha ottenuto dieci promozioni, salvezze fantastiche con Ascoli, Cesena e Trapani. Quale successo ricorda con maggiore emozione?
«Tutte le vittorie sono sempre belle e a loro modo uniche. Non si possono fare dei paragoni».
(FONTE: Il Resto del Carlino)
Scritto da La Redazione il 08/02/2022

















