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Edizione provinciale di Ancona


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"Alla Giovane Offagna SBA facciamo calcio sociale ma con qualità"

Intervista al presidente Alessandro Andreoli

OFFAGNA. Con un gruppo di amici ha messo in piedi una piccola associazione ricreativa per far giocare un manipolo di ragazzini offagnesi, ma nel giro di quattro anni, grazie ad accordi strategici, è diventato il presidente di una associazione sportiva vera e propria, con ben 130 tesserati e un impianto da gestire all’avanguardia come il Vianello.
Alessandro Andreoli (foto) è il faro della Giovane Offagna San Biagio Anconitana, non solo un presidente discreto e lungimirante.
Approfittando dello scorso weekend di riposto, senza gare ufficiali, abbiamo fatto con lui un bilancio sull’attività svolta dalla società biancorossoblù e sule prospettive di questo 2019 appena iniziato.

Andreoli, si è appena chiuso il 2018, un anno importante e denso di novità, come le può sintetizzare?
“Sì in effetti il 2018 è stato un anno particolarmente impegnativo segnato da due principali novità: l’accordo con l’US Anconitana e la presa in gestione dello stadio Vianello di Offagna, che ci dà la possibilità di usufruire di un impianto di recente costruzione in erba sintetica, uno dei più belli della regione, migliorando così la qualità della nostra offerta ai ragazzi Ma al di la di questo il risultato più gratificante è stata la crescita di consenso che abbiamo ottenuto e che è testimoniata anche dai numeri. In quattro anni, dalla costituzione informale come onlus nel 2014, siamo passati da 20 ragazzini agli attuali 130 con una crescita costante ed equilibrata che ci ha portato oggi a coprire tutte la categorie previste dalla Figc, ovvero dai Piccoli amici agli Allievi. Anche questa una bella soddisfazione considerando che diverse società limitrofe e ben più blasonate di noi non sempre sono riusciti in questo risultato di iscrivere tutte le categorie. Segno che il nostro progetto funziona, i ragazzi vengono volentieri e le famiglie ci danno fiducia”.

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In effetti siete una società giovanissima eppure capace di crescere rapidamente radicandovi nel territorio. Qual è la il vostro segreto?
“Rimanere fedeli ai principi che ci hanno portato a nascere. Lavorare con passione cercando di migliorare sempre la qualità. Mantenere un legame con il territorio e in questo la collaborazione con San Biagio è stata fondamentale: direi ancor più di quello che potrà essere con l’Anconitana. E infine circondarsi di dirigenti motivati e allenatori preparati sia sotto il profilo tecnico che umano”.

Ha parlato dei tecnici. Ci faccia una fotografia del vostro staff allenatori…
“Attualmente contiamo 15 allenatori. Tutti i gruppi sono seguiti da un responsabile con certificazione Uefa B oppure laureato, di norma in scienze motorie, in grado di accompagnare al meglio la crescita psico motoria dei bambini. L’allenatore responsabile è normalmente affiancato da uno o due aiutanti in modo da garantire un rapporto bambino-istruttore che permetta di seguire al meglio ogni attività. Da quest’anno inoltre abbiamo inserito in questo gruppo anche la figura di un responsabile tecnico che coordina l’attività dei vari allenatori sia da un punto di vista organizzativo che tecnico in modo da garantire una armonia nel perseguimento dei vari obiettivi. Abbiamo scelto una persona di esperienza come Claudio Cantani, con un glorioso trascorso anche tra i professionisti e ultimamente allenatore di adulti. Anche per Claudio si è trattato di mettersi in gioco e lo sta facendo con grande impegno apportando tutto il suo bagaglio di esperienza sia sportiva che umana e professionale”.

Lo staff tecnico biancorossoblù. 
Prima accennava che i tecnici sono tutti qualificati. Come li scegliete?

“Scegliere un allenatore è delicato perché poi, come dico sempre, ‘sarà lui che rappresenterà l’immagine della società sia con i ragazzi che con i genitori con le squadre avversarie’. Loro sanno che hanno una grande responsabilità. E sanno anche che alla società non basta che siano dei bravi tecnici. Per essere dei bravi educatori servono infatti determinate doti umane che non sempre sono scontate. Il processo di scelta è prima i valori umani e poi la preparazione tecnica, non l’inverso come spesso accade. E’ più facile infatti trovare un bravo tecnico piuttosto che un bravo educatore. Per noi ogni bambino è unico e non è un numero, pertanto l’atteggiamento di ogni tecnico deve essere quello di avere cura di ciascun ragazzo del proprio gruppo. L’obiettivo è di avere un team di tecnici capaci cioè di tirare fuori da ciascuno ragazzo il potenziale presente e nascosto”.

Un corso di formazione con uno psicologo dello sport. E’ un obiettivo ambizioso...
“Si è vero e infatti la società ha investito da sempre su questo aspetto formativo. Cerchiamo di indirizzare i nostri allenatori a partecipare ai corsi tecnici offerti dalla federazione ma accanto a questi, già dall’anno scorso, abbiamo iniziato dei percorsi formativi accompagnati da uno psicologo e rivolti proprio al nostro staff per offrire a tutti gli strumenti migliori per interagire con i ragazzi che, come sappiamo, sono un mondo complesso, fluido e con esigenze profondamente diverse in relazione all’età. Nel campo educativo bisogna essere preparati e non approssimativi. Come società siamo molto soddisfatti del team di allenatori che collaborano con noi perché sono tutte persone che hanno capito e sposato i valori, le finalità, lo stile e gli obiettivi del nostro progetto”.

Presidente, lei usa spesso espressioni che vanno al di là della dimensione sportiva. Perchè?
“Diciamo che la nostra società nasce con una finalità sociale e aggregativa. Lo sport, e in questo caso il calcio, sono lo strumento per raggiungere questo obiettivo. Non vogliamo essere una società come le altre, ma vogliamo far crescere i bambini in un ambiente sano, creare un punto di riferimento dove possono venire volentieri a divertirsi, farli crescere prima come persone e poi come atleti, imparando valori che solo una squadra può trasmettere.Ogni bambino con costanza può migliorare se viene seguito e valorizzato. Crediamo nel valore educativo e aggregativo dello sport. Vogliamo contribuire alla crescita sana ed equilibrata dei nostri bambini e siamo convinti che lo sport, proposto nella maniera corretta, possa essere strumento efficace per questo. Non vogliamo fare calcio di selezione ma calcio sociale. Vediamo nel calcio uno strumento inclusivo: per tutti!”.

Il calcio sociale si abbina però alla qualità dei calciatori che possono uscire dal settore giovanile?
“Fare calcio sociale non significa rinunciare alla qualità, ma al contrario porre in campo tutti gli strumenti e le competenze per offrire a ciascun ragazzo la possibilità di migliorare sotto tutti i punti di vista, tecnico, umano, sociale. Cercando allo stesso tempo di valorizzare le eccellenze man mano che si sale con l’età e si approccia il settore dell’agonismo. Fare calcio sociale coniugando la qualità significa perseguire l’ambizioso obiettivo di valorizzare tutti senza discriminare e penalizzare nessuno”.

La conferenza di presentazione dell’accordo con l’Anconitana
Come si coniuga tutto questo con la collaborazione di una società come l’Anconitana che aspira a tornare nei professionisti? Non teme che questo costringerà a rinunciare ai vostri valori?
“No, non credo. Una cosa che ci è piaciuta molto quando abbiamo iniziato a confrontarci con i dirigenti dell’Ancona, in vista della definizione di quello che è diventato poi l’accordo di collaborazione quinquennale, è stato proprio l’intuire che anche da parte loro c’era l’interesse a portare avanti gli stessi discorsi fatti sin qui. Non a caso probabilmente sono venuti a cercarci perchè avevano preventivamente verificato il nostro approccio e i nostri obiettivi. Fino ad ora ho trovato tutte persone animate dalla voglia di essere pro-attivi, di coinvolgere il territorio e di essere inclusivi nonostante ci sia da parte loro la voglia di risalire presto la scala dei professionisti. Ma questo è un bene e credo che insieme potremo aiutarci a tracciare un sentiero nuovo dove l’anima sociale alimenterà quella competitiva. Sicuramente per ora noi stiamo beneficiando di un approccio più strutturato soprattutto per quanto riguarda il percorso tecnico che ci sta aiutando a crescere. I nostri allenatori si incontrano periodicamente con lo staff tecnico dell’Ancona, si confrontano, definiscono gli obiettivi, insomma un percorso arricchente per tutti”.

L’accordo col sindaco di Offagna Capitani per la gestione del Vianello
Cosa è cambiato con la gestione del Vianello?
“Poter contare su una struttura del genere per noi è stato un grosso passo avanti che ci permette di organizzare meglio tutte le attività Non dobbiamo però nascondere il fatto che questo passo è stato altrettanto impegnativo anche dal punto di vista economico. E’ stato un atto di coraggio e di responsabilità. A volte nel direttivo ci diciamo che siamo stati dei pazzi incoscienti vista la scarsità di risorse economiche di cui disponiamo. Ma se siamo dei pazzi siamo anche fiduciosi che chi lavora bene non resta solo. Parlando del Vianello però mi sia permesso menzionare il nostro vice presidente Antonio Spadaccini. E’ lui che ha seguito in prima persona i lavori sin dall’estate permettendone la riapertura a gare ufficiali. E’ stato un lavoro impegnativo tra mille ostacoli ma è stato bravissimo, così come gli altri dirigenti che lo hanno coadiuvato in tante piccole grandi attività anche manuali”.

La soddisfazione più grande di questo 2018?
“Sarò banale Ma ribadisco: le persone. Un gruppo di dirigenti affiatato, uno staff di tecnici preparato e ricco di valori, un ambiente in cui i ragazzi vedo che vengono volentieri e crescono bene insieme e infine dei genitori che sentiamo ci appoggiano e condividono la nostra impostazione e il nostro stile. Forse questo fa un po’ la differenza e la soddisfazione più bella è quando arrivano dei ragazzi nuovi e manifestano, sia loro che le loro famiglie, l’apprezzamento per questo ambiente. Questo ripaga di tanti sacrifici”.

Un auspicio per questo 2019?
“Quello di continuare su questa strada cercando di crescere sotto il profilo qualitativo ma mantenendo sempre alla base quei valori che ci hanno ispirato. Per il 2019 mi accontenterei di non avere novità dopo quattro anni che sono sempre stati segnati da nuove sfide spesso impegnative”.

Il camp della scorsa estate con Torricelli
Prossimi impegni al di là dei campionati tradizionali delle varie categorie?
“Riproporremo, cercando di migliorare, le esperienze già avviate gli anni scorsi. Ad aprile uscirà la terza edizione dell’album delle figurine con le foto di ogni ragazzo. Proprio come quelli Panini con la possibilità ovviamente di scambiarsi le figurine tra compagni. A giugno riproporremo il centro estivo dopo i numerosi apprezzamenti riscossi l’anno scorso. Stiamo già lavorando per programmare anche quest’anno a luglio esperienza di un camp, cercando di coinvolgere realtà di spicco dopo le edizioni passate che hanno visti coinvolti Carmine Esposito ex giocatore di serie A, il Venezia calcio e l’anno scorso Moreno Torricelli. La carne al fuoco quindi non manca e come suggerisce spesso mia moglie: se per un anno non vi inventate niente di nuovo, non succede niente”.

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  Scritto da La Redazione il 12/02/2019
 

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