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Edizione provinciale di Pesaro Urbino


Dalla 1^ categoria alla Nazionale della Guinea: la storia di Dumbuya

Si è messo in evidenza al San Costanzo, la federazione guineiana, saputo che giocava in Italia, ha richiesto i suoi filmati per poterlo convocare

Dal calciotto alla Nazionale del suo paese, passando per la 1^ Categoria di casa nostra. E’ la bella storia di Mohamed Dumbuya, 28enne della Guinea, lo stato dell’Africa occidentale da cui è approdato a Pesaro. La federazione guineiana, saputo che giocava in Italia, ha richiesto i suoi filmati per poterlo convocare in Nazionale. Un incredibile sogno che potrebbe realizzarsi per questo ragazzo grazie ad un concatenarsi di coincidenze positive, partite con i progetti Sprar che, prima della loro chiusura, indirizzavano i rifugiati che volevano giocare a calcio nelle varie realtà.
Così Mohamed è entrato in contatto con ’LaPallaRotonda’, un’associazione che si prefigge l’inclusione degli immigrati attraverso la pratica sportiva. Fondata da un giovane allenatore di calcio pesarese sensibile alle tematiche sociali, Daniele Grassetti, oggi conta 98 associati con età media fra i 25 e i 40 anni, tra cui una ventina di rifugiati. Daniele, che oggi allena il settore giovanile del Morciano, l’anno scorso lavorava per il Muraglia e mescolava le varie etnìe grazie al pallone. "La nostra squadra si chiama Dinamo Trulla in onore dei ragazzi di Pantano che fanno parte di questo bel progetto di integrazione e partecipa al campionato di calciotto: si gioca per puro divertimento, senza alcuna pretesa. Ma per alcuni dei ragazzi arrivati dall’Africa è stata un’occasione. L’anno scorso ne schieravamo otto e qualche talent-scout veniva a vederci: così Dumbuya, che gioca centrocampista, è stato selezionato dal San Costanzo per giocare in 1^ Categoria".

La sua passione è ammirevole: "Devo ammettere che, quando è arrivato da noi, Mohamed era già molto forte, noi gli abbiamo dato continuità negli allenamenti e qualche dritta tattica, ma era un ragazzo che già conosceva il gioco e portato al sacrificio. Pur non di perdere un allenamento col nostro gruppo, all’inizio veniva in bicicletta da San Costanzo e diverse volte gli abbiamo pagato un taxi per tornare a casa". I ragazzi approdati un anno fa alla Dinamo Trulla arrivavano da Gambia, Costa d’Avorio, Mali, Togo e Guinea.

"Ma purtroppo quest’anno ne sono rimasti solo 4 per la chiusura dei progetti Sprar: molti di loro si sono trovati spiazzati, costretti a trovare un alloggio e un’occupazione in due settimane per non perdere il diritto di rimanere in Italia. Così – spiega Grassetti – alcuni sono dovuti andare via. Senza i progetti Sprar non c’è ricambio, perché col nuovo regime di protezione umanitaria abbiamo tanti afghani e pakistani, che però non giocano a calcio. La squadra 2019/2020, perciò, è risicata, siamo ultimi in classifica, mentre l’anno scorso eravamo arrivati ai playoff". Quest’anno sono rimasti Assan Kone (Costa d’Avorio), difensore, Sirina Samake (Mali), attaccante, Salmane Ouro (Togo) attaccante e Fofana Moctar (Costa d’Avorio), centrocampista. Ma non sono certo i risultati la cosa fondamentale, piuttosto aiutare questi ragazzi a entrare nel tessuto sociale attraverso il pallone. "Devo dire che sono riusciti ad instaurare legami, amicizie e sono più felici. Ad alcuni di loro con la nostra associazione abbiamo anche trovato un lavoro: Lamin Jarju fa il muratore, Lamin Cessay l’operaio. Mentre a venire in soccorso di Assan Kone, che viene dalla Costa d’Avorio, è stata la pizzeria ’C’era una volta’ che gli ha fatto un contratto come lavapiatti evitandone l’espulsione. Ora lavora in cucina in un altro ristorante".
(FONTE: Il Resto del Carlino)

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  Scritto da La Redazione il 13/01/2020
 

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